SANTIAGO: I PERCHE’ DI UN COSI’ INTENSO FASCINO

Riccardo Serroni – Un gruppo di Gualdesi (21 per la precisione) organizzati dalla sezione Cai di Gualdo Tadino (grazie all’impegno di Mauro Mancini) sono stati a Santiago di Compostela ed hanno percorso a piedi gli ultimi 110 Km del “cammino di Santiago”, un sentiero attrezzato che, nella sua interezza (circa 800 Km), parte dalla Francia e conduce fino alla cittadina della Galizia, sede di una splendida cattedrale dedicata all’apostolo San Giacomo, risalente al 1100 circa e meta, sin dall’antichità, di numerosissimi pellegrinaggi. Lo stesso Beato Angelo, compatrono della città di Gualdo Tadino, si recò a Santiago per espiare una sua colpa (l’imprecazione alla madre).
Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto l’importanza dei percorsi religiosi e culturali che attraversano l’Europa per giungere a Santiago de Compostela dichiarando i percorsi “itinerario culturale europeo” e finanziando adeguatamente tutte le iniziative per segnalare in modo conveniente “el camino de Santiago”. Il cammino, e la città di Santiago hanno avuto un rilancio di eccezionale rilevanza dopo l’anno giacobeo del 1993. In queste poche righe cercherò di spiegare, dal mio punto di vista, quale partecipante a questo “pellegrinaggio”, il perché Santiago esercita un fascino così intenso e richiama così tanta gente desiderosa di percorrere tutto o in parte il celebre sentiero.
Una bella esperienza
La nostra è stata una bella esperienza ma, sgombriamo il campo da equivoci, non ha avuto niente di eroico. Cinque giorni di cammino ad una media di circa 20 Km al giorno su altitudini da collina sono alla portata di chiunque abbia una minima dimestichezza con il camminare. Tanto è vero che è stato in grado di affrontarlo (lui sì eroico) un bambino di 8 anni. Una settimana verde del Cai, tanto per intenderci, richiede molte più energie. Eroica, al contrario, è l’impresa di chi affronta tutti gli 800 Km del percorso (l’hanno fatto anche alcuni ragazzi di Gualdo). Camminare per un intero mese implica una serie di difficoltà di ordine fisico (vesciche ai piedi, tendiniti…) che richiedono una forte motivazione interiore per andare avanti comunque.
Fatta questa debita premessa, cercherò di entrare dentro il fascino di questo itinerario che conduce a Santiago di Compostela.
Le motivazioni
Inutile spulciare nell’animo umano. Escursione, voglia di misurarsi con se stessi, forte motivazione religiosa, volontà di ricercare esperienze nuove, desiderio di staccare la spina dalla quotidianità…sono migliaia i “pellegrini” che affrontano il viaggio ogni anno ed ognuno è spinto da qualche cosa di diverso, anche se possono sicuramente essere individuati dei denominatori comuni. Sono, comunque, motivazioni molto forti, tali da far superare con il sorriso sulle labbra le piccole o grandi difficoltà che si possono incontrare.
I perché di un così grande successo
Dall’inizio (territorio francese) per circa 800 Km o dal minimo consentito (100 km) per avere l’attestato di partecipazione in latino con il timbro della cattedrale di Santiago; a piedi, a cavallo o in bicicletta; da soli o in compagnia…cos’è che spinge così tante persone ad affrontare questo viaggio? Me lo sono chiesto diverse volte lungo il percorso. Le spiegazioni sono molteplici.
Anzitutto il fascino della storicità del cammino di Santiago. Avere la consapevolezza di ripercorrere le tracce di pellegrini che fin dal Medioevo (ed in condizioni mille volte più difficili di quelle attuali) hanno fatto questa esperienza ti inserisce in qualche modo in un contesto storico importante. Poi la perfezione logistica del sentiero. Ogni 500 m c’è un cippo con il simbolo della conchiglia che ti ricorda quanto manca all’arrivo. Ad ogni deviazione pur minima c’è il simbolo del “cammino” che ti indica la direzione. Perdersi è davvero impossibile.
Quindi i servizi. Lungo il cammino trovi bar-ristoranti a bizzeffe e quando l’intervallo tra l’uno e l’altro è troppo lungo, dei distributori automatici lungo le strade ti forniscono bibite fresche. Nei paesini o nelle cittadine dove decidi di trascorrere la notte non è difficile trovare un posto per dormire a buon mercato. Più spesso sono gli ostelli ad ospitarti (in tutti c’è una doccia calda), ma anche i privati si sono attrezzati il giusto.
Non trascurabile è il fascino della ritualità. Alla partenza ti munisci della carta del pellegrino e lungo il cammino negli ostelli, i bar, le chiese…trovi il timbro (il “sello”) della località che hai attraversato. All’arrivo c’è un ufficio che analizza la carta e le timbrature, ti registrano e ti consegnano l’attestato di partecipazione personalizzato con il nome in latino.
Infine la gratificazione del raggiungimento di un traguardo conquistato metro per metro. Immergersi nella maestosità della cattedrale di Santiago (consiglio di non visitarla prima del cammino) al termine dell’escursione, con la fatica nelle gambe che si fa sentire e l’ansia di scoprire la meta per la quale hai ansimato così tanto, è qualche cosa di emozionalmente unico.
E il sentimento religioso del pellegrino? Ribadisco: è un qualche cosa che appartiene alla sfera individuale di ognuno. Può essere la spinta motrice o qualche cosa di sfumato di indefinito, uno sfondo integratore o il centro cui converge il tutto…In qualcuno può anche essere assente…chi lo sa?
La bellezza del sentiero
Il sentiero è in realtà una stradina piuttosto larga che attraversa boschi, campagne, cittadine, paesi. Può essere in terra battuta, in acciottolato oppure asfaltato a seconda dei casi. A volte costeggia strade statali, altre volte le interseca e per pochi tratti si può anche unire con esse. Ha comunque sempre una sua unicità dato dalla puntualissima segnaletica.
Degli ultimi 112 Km che abbiamo percorso noi del gruppo Cai di Gualdo il tratto più interessante è stato il primo (da Sarria a Portomarin) con l’attraversamento di una campagna molto variegata. Dopo, l’aspetto paesaggistico non merita molte stelle. Più interessante, ci hanno riferito coloro che hanno percorso tutto il cammino, è la sentieristica precedente, con l’attraversamento di città bellissime come Roncisvalle, Pamplona, Burgos. Nella prima metà è anche migliore l’accoglienza negli ostelli (più piccoli e con personale che cura anche l’organizzazione di momenti comunitari).
La logistica
Ti devi adattare, non puoi permetterti di essere schifignoso. Puoi dormire in ostelli, con letti a castello forniti del solo materasso e cuscino, accanto a gente sconosciuta. Paghi poco o niente (offerta di due o tre euro) ma a volte (docce promiscue senza porte né tende) avverti la sensazione sgradevole della trascuratezza gratuita. Spesso gli ostelli del pellegrino sono al completo e devi cercare soluzioni alternative che non mancano (però devi spendere qualcosina di più, anche se poco). Alcuni si organizzano dormendo nei sacco a pelo nei cortili degli ostelli. Per mangiare non hai davvero problemi. Lungo il cammino trovi molteplici esercizi (hanno capito il business ed anche i contadini si sono attrezzati aprendo piccoli e modesti bar) e, se non vuoi cucinarti da solo (cosa possibile negli ostelli del pellegrino muniti di cucina), con poca spesa mangi più che dignitosamente.
Santiago
Santiago è una città piuttosto grande (92 mila abitanti) che si è sviluppata intorno alla cattedrale, ma al di là della cattedrale stessa e delle vie centrali che ad essa conducono non ha elementi di grandissimo interesse. Il “camino” è, però, una risorsa notevole. La cattedrale, il sabato del nostro arrivo, era stracolma di gente. Gente che si riversa poi nelle strade, mangia, dorme negli ostelli o negli alberghi, acquista souvenirs…Gli italiani sono tra i “clienti” più affezionati. Non per niente c’è un volo diretto “Ciampino- Santiago”. Non mancano soluzioni architettoniche per lo meno discutibili. Un’intera collina (Monte di Gozo) è stata occupata da un complesso per accogliere i pellegrini costituito da un insieme di casermoni tutti uguali distanti una decina di metri l’uno dall’altro. Non è il massimo.
Le funzioni religiose
A mezzogiorno, in cattedrale, c’è la messa del pellegrino. Un sacerdote cita i nomi dei gruppi ( o singoli pellegrini) che hanno raggiunto Santiago percorrendo il cammino. Ai pellegrini si mescolano turisti non escursionisti. La messa è seguita con molta partecipazione. Il sentimento religioso è il substrato che accomuna un po’ tutti, con più o meno intensità. Al termine della messa abbiamo assistito ad un rito di eccezionale spettacolarità. Un grandissimo turibolo (quel vaso di metallo in cui brucia l’incenso) viene fatto oscillare per tutta una lunga navata laterale. Nei tempi passati sembra servisse per coprire con il profumo dell’incenso le puzze che emanavano i pellegrini (che non avevano certo docce calde per lavarsi lungo il cammino). Oggi è un elemento più che altro spettacolare. L’incensatura è stata, infatti salutata con un caloroso applauso.
In conclusione
Per concludere ribadisco che per me, e per coloro che hanno condiviso con me il cammino, è stata una bella e ricca esperienza e consiglio sicuramente di affrontarla a quanti ne hanno la possibilità. Per la sua specificità forse è bene affrontarla con gruppi ristretti (molti vanno da soli, una ragazza spagnola si è fatta accompagnare dal suo cane per tutti gli 800 Km) anche perché ci sono meno problemi nelle sistemazioni logistiche. Indipendentemente dal numero, comunque, ci sono moltissimi Km nei quali hai la possibilità di stare con te stesso (anche camminando accanto ad altri), pensare, riflettere… tutto ciò che nel vortice della quotidianità spesso ti è precluso. Se poi cerchi anche altre risposte, condividere il cammino con chi si trascina per Km sofferente ed ostinatamente per le vesciche ai piedi o una tendinite o semplicemente la stanchezza credo che ti aiuti. Non è possibile che siano tutti pazzi.

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