Simona Vitali: l’aspetto umano di un percorso da amministratrice

Simona Vitali: l'aspetto umano di un percorso da amministratrice - Gualdo TadinoPiù degli aspetti squisitamente politici, oggi, ad un giorno dalla fine probabile di questa mia prima esperienza politica, vale la pena, per me, raccontare cosa sono stati questi due anni e mezzo passati ad occuparmi della mia città, dei suoi problemi, delle sue gioie e delle sue miserie.
In un valzer mai fermo, oscillante tra passi di estrema e spudorata incoscienza e pause mature fatte di riflessioni per me inedite e del tutto inaspettate, ho cercato di portare avanti il mio impegno con serietà, abnegazione totale e grande senso di responsabilità.
Mi sono trovata ad occuparmi di aspetti di vita cittadina molto spesso lontani dall’interesse dei cittadini stessi.
Non è stato facile parlare di cultura, scuola e sport in mezzo ad uno scenario ove gli aspetti più rilevanti da prendere in considerazione erano e sono altri.
Un Assessorato minore per i più. Un Assessorato di punta per chi crede che solo menti nutrite possano contribuire alla costruzione di un roseo futuro. Più delle buche rattoppate, e non mi stancherò mai di scriverlo.
Non mi soffermerò su tutte le cose fatte in così poco tempo, sui progetti realizzati o in cantiere, sulle azioni messe in campo, alcune delle quali mi rimarranno incomplete, e di questo me ne rammarico. Il Museo per il quale, insieme alla caparbietà e alla volontà dei nostri dipendenti comunali, ho voluto, cercato ed ottenuto finanziamenti, non lo inaugurerò io. Qualcun altro lo saluterà per me. La cosa che conta è che Gualdo ne venga arricchita, impreziosita e inorgoglita.
Voglio, oggi, parlare solo dell’aspetto umano di questo breve percorso. Perchè alla fine, ciò che fai cambia ciò che sei. Ed è successo per me.
All’indomani della mia nomina, per la quale non ringrazierò mai abbastanza Roberto Morroni, tenevo nel cuore solo una grande voglia di dimostrare il mio valore e desideravo con tutta me stessa di poter fare bella figura.
Poi le cose sono cambiate. A spingermi non era più il mio spiccato egocentrismo ma l’amore che iniziavo a provare per quel che facevo.
Ho conosciuto tanta gente in questa avventura e mi sono trovata a misurarmi con mille realtà diverse. Ho imparato a tacere e guardare da lontano.
Ho iniziato a calarmi dentro alle persone cercando di sentirmi dentro al loro punto di vista. Mai lesinando la mia presenza o il mio interesse. Sempre con un orecchio per tutti, anche per chi sapevo essermi ostile.
E sono cresciuta, maturando un’idea di impegno politico diversa ed in contrasto con la Simona pre-assessore.
Non ho mai abbandonato il mio piglio polemico e determinato, non ho mai smesso di combattere per quel che credevo. Ma ho seguito la mente più dell’istinto, il buon senso più della sfrontatezza.
Un bilancio positivo, insomma.
Quel che mi pesa enormemente è il clima avvelenato che una città piccola come la nostra può offrire. E le mie spalle sono ancora troppo piccole per reggere il peso della pressione, degli insulti, delle offese, delle maldicenze e dei ricatti. Dei voltafaccia e dell’opportunismo che si presenta travestito da interesse, da amicizia, da legami che non sono legami, da strette di mano che valgono quanto le dichiarazioni di un ubriaco.
E in tutto questo tritacarne nel quale si finisce malgrado le più rosee intenzioni, ho conosciuto persone meravigliose: i miei colleghi di Giunta.
Tutti. Nessuno escluso. E non parlo di competenze, impegno, carisma, dialettica. Parlo di altro. Parlo di quel qualcosa che ti fa sentire parte di un gruppo. Parlo di legami. Parlo di affetti.
Con loro ho condiviso gran parte del mio tempo, sottratto a tutto il resto. Insieme a loro e grazie a loro ho imparato a misurarmi con personalità diverse e spesso opposte. Con modi di fare lontani da me e dal mio carattere.
Mi hanno insegnato l’arte dell’ascolto più che dell’azione. Il gioco di squadra, la parola “insieme”.
Ci siamo rispettati, ascoltati, sostenuti a vicenda, guidati, anche arrabbiati a volte. Ci siamo voluti bene e non permetterò mai a nessuno di affermare il contrario.
Ognuna di quelle menti, di quei visi, di quelle personalità, lascerà un segno profondo nella mia vita. Ognuno in maniera diversa.
A loro va la mia gratitudine per avere affermato quei principi che gridavamo in campagna elettorale. Il palazzo non è più luogo di privilegi ma di uguaglianza.
Con noi, il partito della “saccoccia” è spirato velocemente. In questi 4 anni e mezzo non venivano amici o nemici ma “cittadini”, tutti uguali e dignitosamente accolti come tali.
Forse è questa la rivoluzione più grande che lasciamo alla storia, seppur breve, del nostro mandato.
Chi ha collaborato a qualsiasi titolo con noi e per noi, può sicuramente confermarlo.
A guidarci è stato un grande Sindaco. Un grande uomo prima di tutto. Uno stakanovista, instancabile, sempre sul pezzo. La sua lucidità dopo ore ed ore di riunione ci spaventava e nello stesso tempo ci entusiasmava.
Un uomo d’azione. Concentrato più sulle cose da fare che sul mantenimento di quel poterino al quale tutti i politici aspirano.
Di lui ho in mente la grande onestà, la temerarietà, la propensione al compromesso, senza mai mortificare nessuno. Ho in mente l’integrità morale, il rispetto incondizionato verso ogni persona gli si rivolgesse. Non ricordo un solo episodio di esercizio della forza. Non ricordo un solo inciampo nella dialettica. Mai un colpo di testa, una parola di troppo, una perdita della ragione.
Profonda stima e profonda gratitudine. Questo mi sento di esprimergli. E non avrei mai pensato, all’inizio, che sarebbero stati questi i miei sentimenti nei suoi confronti.
E gli auguro di essere di nuovo eletto Sindaco di questa città, consapevole che ci sia il vuoto altrove. Certa che nessuno possa reggere il confronto con il suo carisma, la sua capacità di ricolvere i problemi, seppur in un contesto drammatico per tutto il Paese. Ma è proprio adesso che ci vogliono serietà e credibilità. Non bastano i proclami o le buone intenzioni. Serve gente spendibile ovunque. E lui lo è.
E grazie anche a tutti quei dipendenti comunali con i quali ho avuto l’onore di collaborare. Vi assicuro che a fronte di tanta incompetenza e mancanza di professionalità, c’è anche un esercito fatto di uomini e donne profondamente legati ad un’idea di lavoro che non è dovere ma passione e volontà.
Grazie quindi a Cristina, Simonetta, Giuseppina, Fabio, Mauro, Lorenzo,Paolo, Marcello, Francesca, Enrico e Rossano. Grazie a Fabiana, a Salvatore, Antonio e Luigina. A Federica e Danilo. A Giancarlo e Graziano, a Gianni e Davide e Giuliano e Giovanni.
Grazie alle maestre della Scuola dell’infanzia di Cerqueto.
Grazie a Veronica Balducci, la nostra segretaria generale. Non ho mai incontrato una donna eccezionale come lei, presente e dedita come lei, lucida, attenta e disponibile come lei.
E non posso non ricordare il personale di gabinetto: Marilena, Francesco e Giovanni. Mai stanchi nè indisponibili. Cordiali, affabili, gentili con tutti.
Un ricordo affettuoso anche per tutto il personale del Polo Museale, una vera risorsa per la città.
Coloro che non sono stati nominati non si sentano offesi, ho cercato di ricordare solo le persone in qualche modo legate ai miei compiti di Assessore alla Cultura.
L’ho fatta lunga e di cose da scrivere ce ne sarebbero ancora molte. Magari un giorno, chissà, mi verrà la voglia di raccontare tanti episodi buffi o drammatici in un libro.
Mi congedo con la consapevolezza di avere dato quel che potevo e mi scuso se non tutto è riuscito come avrebbe dovuto o come speravo.

Simona Vitali

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