Sono giorni particolarmente caldi, questi, per la questione Rocchetta

Sono giorni particolarmente caldi, questi, per la questione RocchettaSono giorni particolarmente caldi, questi, per la questione Rocchetta.

Da poco Rocchetta S.p.a. si è resa finalmente disponibile alla rimozione dei detriti dell’alluvione 2013, almeno nella zona della fonte storica e l’annuncio è stato comprensibilmente accolto dal Sindaco e dalla comunità intera come una liberazione e la fine di un’odissea.
Questo è sicuramente un passo nella giusta direzione ed un segnale distensivo atteso da tempo.
Le questioni aperte sono tuttavia ancora troppe, e vale la pena analizzarle e non perderle di vista.

1

La riqualificazione dell’area è un obbligo di legge del concessionario, oggi come nel 2013. La lettera inviata dal Comune con oggetto “Proroga della concessione di acqua minerale denominata “Rocchetta”, realizzazione interventi urgenti” è datata 26-07-2017. Quattro anni dopo.

Rocchetta S.p.a. sarebbe stata comunque obbligata alla sistemazione dell’area, sia se la concessione fosse stata prolungata, sia in caso contrario. Teniamolo a mente.

E’ anche buffo che il Sindaco ringrazi qualcuno per aver rispettato gli obblighi di legge, ma d’altra parte è anche vero che l’educazione sta bene dappertutto.

2

La semplice “rimozione dei detriti”, il  “consentire nuovamente ai Gualdesi di poter fruire di un luogo al quale sono storicamente affezionati” e la “ realizzazione del progetto Oasi della Rocchetta” sono tre affermazioni che, purtroppo, vanno in tre differenti direzioni.

E’ ovvio che la sola “rimozione dei detriti” senza una minima riqualifica dei luoghi non serve a molto.

Consentire nuovamente ai Gualdesi di poter fruire del luogo” dovrebbe voler dire rifare tutto come e meglio di prima, presto, riaprire il ristorante e riconsegnarlo a chi ne è stato cacciato e rendere di nuovo disponibile la fonte storica a tutti i cittadini, senza vincoli e limitazioni.

Tutto questo non è però compatibile col progetto “Oasi rocchetta”. Ecco perché.

Intorno al pozzo R4, davanti alla casetta del Gruppo Speleologico, c’è una recinzione di circa dieci metri di raggio. Cosi come intorno al pozzo R2, sul prato a sinistra del ristorante o intorno all’R1, il pozzo scavato proprio dietro al ristorante.

Queste recinzioni sono quelle che la Legge Regionale 22/08 inquadra come le “Zone di tutela assoluta”.

Tali zone sono “immediatamente circostanti i pozzi e le sorgenti… nella piena disponibilità del titolare della concessione ed esclusivamente destinate alla protezione e gestione dell’opera di presa.”

Il D.Lgs.152/2006 inquadra cosi tale area: “in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e dev’essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.”

Non stupisce quindi se, a norma di legge, i pozzi sopra citati sono stati recintati a 10 metri ed interdetti al pubblico.

Ecco, qui sta l’inghippo: nel rinnovo di concessione siglato dalla Regione Umbria e Rocchetta S.p.a, la nostra fonte storica è stata sottoposta alla medesima zona di tutela assoluta. (pag. 14/15).

Non se ne capisce nemmeno la motivazione, dato che non c’è alcun pozzo li. C’è solo il vecchio troppopieno del Feo ed il conservone, da cui non viene più imbottigliata acqua dal 1990.

Si è pensato inizialmente ad un errore, ma scorrendo ancora la convenzione si legge: ”I giorni, l’orario, la quantità massima pro-capite prelevabile, i contenitori utilizzabili e l’obbligo del loro risciacquo sono disciplinati dal Comune di Gualdo Tadino di concerto con la società concessionaria e portati a conoscenza degli abitanti mediante apposite affissioni nei pressi del fontanile” (pag. 18)

Aldilà del fatto che la fonte storica, se trattata come zona di tutela assoluta, o è in tutela o non lo è. O è recintata a 10 metri o non lo è. Non può esserlo a giorni ed orari alterni.

Ma è proprio la questione di fondo, che è sbagliata: la fonte storica non è un pozzo privato, non può essere a “piena disponibilità del titolare della concessione”, deve essere a piena disponibilità della collettività Gualdese, di sua unica proprietà e senza orari, quantità pro-capite o amenità similari. Non può essere assoggettata al regime di tutela assoluta.

3

Sfogliando il progetto “Oasi Rocchetta”, il ristorante viene riconosciuto come “Centro di pericolo” nei confronti del pozzo R1, e si vuole procedere al suo abbattimento.

Risulta assurdo che per colpa di un pozzo scavato di notte da un privato e privo di autorizzazioni, si debba abbattere un ristorante vecchio di decenni e luogo caro a l’intera comunità.

(Vi invito a chiedere al vecchio gestore del ristorante, Thierry, come e quando venne scavato quel maledetto pozzo R1; è interessante per capire l’intera vicenda.)

Rocchetta S.p.a, dalla convenzione col Comune, “dà il suo consenso all’eventuale posizionamento di un punto ristoro… nella zona adiacente al ponte Rio Feo… ammesso che detto punto non comprometta la salvaguardia delle zone più vicine alle fonti”. (pag. 5)

Ecco, qui arriviamo chiaramente allo scopo di tutto il progetto.

4

Lo scopo finale, inseguito da anni, è sempre stato lo spostare l’intera area della fonte storica e del ristorante tutta più a valle, all’altezza delle fonti basse. Ci si provò prima con l’assurda storia della caduta massi, ed arrivò poi l’occasione perfetta con la frana del 2013, colta al balzo da concessionario, Comune e Regione.

L’intera area della fonte storica deve essere spostata più a valle perché lassù ci sono oramai tre pozzi, privati, a distanza di 30 metri uno dall’altro, e vanno tutelati.

L’assurdità è che vanno tutelati pozzi privati a discapito della comunità: quindi, non può più starci un ristorante, e meno Gualdesi bighellonano là intorno meglio è.

D’altra parte la stessa convenzione col Comune lo spiega bene: “La realizzazione (dell’oasi) dovrà prevedere, nell’area più a valle, l’abbattimento di gran parte delle vecchie strutture con la creazione di un’area completamente nuova, che rappresenterà ancor più di prima un momento di alto significato ecologico”.

L’intento finale è sempre stato questo.

Ben venga l’Oasi Rocchetta, l’abbattimento dei vecchi capannoni, il Feo a cielo aperto. E’ tutto perfetto, ma il ristorante e la fonte storica devono restare dove sono, ed a disposizione di tutti.

Si può fare? Possono coesistere la nuova Oasi, Fonte storica e Ristorante?

5

Partiamo con la Fonte storica. La convenzione con la Regione va corretta; è ovvio che la fonte non può essere sottoposta al regime di tutela assoluta. Anche perché in tal caso non sarebbe la fonte a dover essere tutelata, ma il conservone che le sta dietro. Se proprio, inspiegabilmente, tale conservone dovesse proprio essere sottoposto a tutela, potremmo semplicemente spostare di dieci metri la fonte storica, magari a destra del vascone della fontana. Rispetteremmo la tutela assoluta, e la fonte storica sarebbe pienamente usufruibile da tutti, sempre.

Per quanto riguarda il pozzo R1, quello scavato dietro al ristorante, andrebbe semplicemente chiuso, la sua stessa esistenza è una pagina triste per la nostra politica.

C’è da dire che lo studio stesso del progetto Oasi Rocchetta mostra chiaramente che il Pozzo R1 e il pozzo R2, a trenta metri l’uno dall’altro e con identica profondità, emungono acqua dalla stessa falda o falda comunicante (linea di faglia presunta, pag. 6)

Perché dunque non chiudere definitivamente il pozzo R1 dietro al ristorante e aumentare sezione e portata d’acqua dell’R2?

In questo modo, a parità di acqua emunta, salveremmo il ristorante, che uscirebbe dalla zona di tutela assoluta del pozzo R1.

Il ristorante rimarrebbe comunque iscritto nell’area di rispetto del pozzo R2, quell’area avente raggio 200 metri ove, da  D.Lgs.152/2006 Art.94, sono vietate attività come aree cimiteriali, spandimento di concimi chimici, etc.

Il Comma 5, però, potrebbe darci una via d’uscita:

“ Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 4, preesistenti, ove possibile, e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto le regioni e le province autonome disciplinano, all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture o attività:

  1. a) fognature;
    b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;
    c) opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;”

Insomma, il sistema fognario del ristorante non ne deve decretare necessariamente la demolizione, potrebbe benissimo essere “messo in sicurezza”. E salveremmo capra e cavoli.

Queste sono solo alcune considerazioni, sicuramente ci saranno altri modi, migliori, per far coesistere Oasi, fonte storica e vecchio ristorante. Deve però esserci anche la volontà politica.

Un punto comunque rimane fisso: nessuno accetterà mai che si demolisca il ristorante storico perché un privato gli ha costruito un pozzo, illegittimo, dietro. E’ follia. Follia pura.

(Sarebbe tra l’altro interessante leggere chi ha firmato le perizie tecniche e geologiche eseguite per Rocchetta S.p.a che affermano che “Si, a 15 metri da un sistema fognario di un ristorante è proprio un bel posto per un pozzo idro-potabile”)

6

Rocchetta S.p.a. finalmente inizia la risistemazione dell’area, corretto?

Dalla data del ricorso al TAR presentato dalla Comunanza dell’Appennino Gualdese comitatini, partiti e cariche istituzionali vanno ripetendo che il ripristino dell’area della frana era bloccato dal ricorso della Comunanza e se ne doveva assumere le responsabilità.

I fatti, oggi, ci dimostrano il contrario.

Sono state ripetute per anni FALSITA’, a voce e a mezzo stampa. Chi l’ha fatto mentiva sapendo di mentire, e lo faceva per creare instabilità mettendo cittadini contro cittadini, Gualdesi contro Gualdesi.

Cerchiamo di tenere a mente nome e cognome di chi mente, perché non lo fa certo a vantaggio della nostra comunità.

Aggiungo che meno di una settimana fa, il nostro Sindaco ha pubblicato una bella lettera aperta che aveva come tema il “rispetto”; quanto giusto sia il rispetto in politica tra le parti ed anche verso chi la pensa in maniera differente. Piena condivisione.

Poi quattro giorni dopo, commentando l’inizio della risistemazione della zona fonte storica, se ne esce contro chi “Urla, va per tribunali o parla a sproposito”.

Ora, anche volendo sorvolare sulla coerenza, si rammenti che se l’Amministrazione ed i tecnici avessero operato in maniera corretta, nessuno sarebbe stato costretto a ricorrere al tribunale.

Dall’esterno è poi palese che urla, parole diffamatorie e divisive non arrivano certo da chi chiede il rispetto della legge e la tutela della comunità.

A tal proposito, ricordo che tutti i terreni della concessione sono proprietà collettiva della comunità Gualdese; continuare a voler estromettere l’ente proprietario e gestore, la Comunanza, dal ripristino e la riqualifica dell’area non è sicuramente una strada percorribile.

Dato poi che le centinaia di tonnellate di roccia da rimuovere sono proprietà di tutti, possono essere rivendute o utilizzate per la riqualifica della valle stessa.

Vediamo di non “perderle”.

Filippo Cappellini

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4 risposte a Sono giorni particolarmente caldi, questi, per la questione Rocchetta

  1. massimiliano barberini scrive:

    Francesco : a me non me lo leva dalla testa nessuno che uno studio SERIO potrebbe far chiudere strade già ben asfaltate,perchè il non poter vedere (in questo caso il possibile scenario interno alle nostre montagne) permette di dire di tutto ed il contrario di tutto fino al giorno in cui : oh!ma l’acqua ‘nvene più!!!!! E allora gli inquisitori diranno : “noi lo abbiamo fatto per il bene di Gualdo,per far lavorare la gente di Gualdo” e,in maniera ancora più drammaturgica,diranno : “padri di famiglia che mi imploravano che le loro famiglie non avevano di che sfamarsi….!” e via il solito,triste,teatrino politico.

  2. Francesco Troni scrive:

    Articolo interessante, non c’è che dire.
    Bravo Filippo.
    Però, solo qualche precisazione.

    Precisazione 1
    La lettera del Comune con cui si sollecita il ripristino dell’area, è scritta in base ad una delle condizioni poste nella concessione di proroga e non alla L. R. 22/2008.
    E questo, secondo me, pone le basi per una diversa chiave di lettura di tutto ciò:
    A – Quella lettera non dice a Rocchetta S.p.A. di ripristinare perché lo impone la legge, ma perché vuole avere la proroga dal momento che è condizione necessaria per ottenerla, visto che lo hanno messo nel loro piano economico per la richiesta di proroga e che, in qualche modo, si sono auto-obbligati a ripristinarla dal momento che la proroga è stata concessa;
    B – La Rocchetta S.p.A. ha acconsentito al ripristino perché, “o politicamente corretto”, o non ha alcuna intenzione di rinunciare alla proroga e quindi, ritornando al “politicamente corretto”, vuole “rabbonire” tutti quelli che gli danno contro anticipando una cosa che, tanto, prima o poi deve comunque fare; se non altro per riavere accesso ai suoi stessi pozzi!!!
    Non dimentichiamo una cosa: L’attuale concessione si basa sulla L. R. 48/1987 che parla solo di manutenzione regolare, e non straordinaria, delle opere di captazione anche in caso di cessazione e rinuncia.
    Per quanto riguarda altri aspetti della manutenzione e riconsegna dei luoghi oggetto di concessione, tale legge rimanda tutto alle prescrizioni impartite dalla Giunta Regionale al momento del rilascio della concessione; quindi qui bisognerebbe reperire, e leggere cosa dice in proposito, l’attuale concessione secondo cui sta operando.

    Precisazione 2 – Articolo 94 del D. Lgs. 152/2006: ZONA DI TUTELA ASSOLUTA
    La zona di tutela assoluta, secondo il comma 3 di tale articolo, ha un raggio di ALMENO 10 metri a partire dal pozzo.
    Cosa significa questo?
    Che tale zona può avere un raggio inferiore a 10 metri? Assolutamente no!!!!
    Che tale zona può avere un raggio superiore a 10 metri? Assolutamente si!!!
    Ora le domande sorgono spontanee: Perché per tali zone si è scelto il raggio minimo? Perché raggi più ampi non servono al fine di garantire la protezione assoluta del pozzo da eventuali fonti di inquinamento (visto che a questo dovrebbero servire tali zone)? O per pagare meno indennità spettanti per la compressione dei diritti di Uso Civico (D. D. 8399 del 12/11/2015)?
    Della serie: Poniamocele le domande, poi non è detto che tutto sia stato fatto “male” al fine di perseguire meri interessi economici anche se, personalmente, io credo che dietro a tutto ciò ci siano solo meri interessi economici e non la tutela delle acque e della salute dei cittadini come vorrebbe il D. Lgs. 152/2006.
    Ma è qui che ci può venire in aiuto uno studio serio del bacino, su come è fatto e su come funziona la sua ricarica.

    Precisazione 3
    Girando per il modo, Marche – Comune di Genga per la precisione -, ho scoperto che la regolamentazione dell’accesso alle fonti non è poi così strana.
    Infatti ho trovato uno strano cartello, in una fonte lungo una strada e quindi accessibile a tutti quelli che passano per quella strada, che poneva come limite di prelievo pro capite il valore di 20 litri giornalieri, pena sanzione.
    Se non ci crede l’ho fotografato; dopo aver bevuto, ovviamente!!!!

    Precisazione 4 – Ristorante
    Anche qui rientra in gioco l’articolo 94 del D. Lgs. 152/2006.
    In particolare i commi 4 e 5 dove ci sono tutta una serie di limitazioni circa le attività che si possono fare, o non fare, all’interno delle zone di rispetto e la relativa disciplina se tali cose vengono permesse, rispettivamente.
    Le fognature del ristorante, così come il ristorante, rientrano tra tali attività.
    Ora veniamo a noi ed alla pericolosità di questa cosa delle fogne: In un Comune confinante al nostro c’è una fonte a valle di un paesino (frazione del Comune) la cui sorgente dovrebbe essere a monte del paesino stesso; ovviamente il paesino ha il suo sistema fognario; ebbene, a volte, non sempre ma a volte ed in maniera del tutto casuale, nella fonte ci vanno a finire delle infiltrazioni fognarie del paesino che, chi ci va a prelevare l’acqua da bere a casa, rischia di bersi con tutte le conseguenze del caso sulla propria salute.
    Siamo sicuri che non si ha una situazione analoga anche nel caso di Rocchetta, luogo e non azienda? Soprattutto ora che versa in stato di abbandono da ben prima del 2013!!!
    Ma è qui, ancora una volta, che ci può venire in aiuto uno studio serio del bacino, su come è fatto e su come funziona la sua ricarica.

    Con questo credo di aver finito le mie precisazioni e concludo con un approfondimento.

    Approfondimento – D. Lgs. 152/06, articolo 94, comma 6: ZONA DI RISPETTO
    Tale comma recita: “In assenza dell’individuazione da parte delle regioni o delle province autonome della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione”.
    Su cosa sia la zona di rispetto, non mi dilungo e dico soltanto che è ben descritta al comma 4 del medesimo articolo già preso in considerazione quando parlo del ristorante nella mia Precisazione 4.
    Voglio, qui, porre l’attenzione sull’estensione di tale zona (quella di rispetto) come già fatto per quella di tutela assoluta nella mia Precisazione 2.
    La zona di rispetto, ha un’estensione del raggio di 200 metri dal pozzo solo nel caso in cui la Regione, o Provincia autonoma, che concede la concessione non le individua; mentre se vengono individuate la sua estensione può variare tra zero metri (non esistono in quanto ci si ferma alla zona di tutela assoluta) e più infiniti metri (nessun limite di estensione); questo perché dipende da come è fatta e funziona la falda acquifera.
    Anche questo al solo fine di garantire la protezione delle acque e della salute umana.
    Facciamo, però, un passo in più: Se non vado errato l’attuale situazione mette nella zona di rispetto un’area leggermente più ampia di quella sottoposta a concessione, mentre per la situazione futura Rocchetta S.p.A. chiede di rivedere anche l’estensione delle zone di rispetto.
    Ora sorgono spontanee, nuovamente, le seguenti domande: Perché Rocchetta S.p.A. chiede di rivedere l’estensione delle zone di rispetto? Perché quelle già individuate sono effettivamente più ampie del necessario al fine di garantire la protezione delle acque da eventuali fonti di inquinamento (visto che a questo dovrebbero servire tali zone)? O per pagare meno indennità spettanti per la compressione dei diritti di Uso Civico (D. D. 8399 del 12/11/2015)?
    Della serie, nuovamnte: Poniamocele le domande, poi non è detto che tutto sia stato fatto “male” al fine di perseguire meri interessi economici anche se, personalmente, io credo che dietro a tutto ciò ci siano solo meri interessi economici e non la tutela delle acque e della salute dei cittadini come vorrebbe il D. Lgs. 152/2006.
    Ma è qui, ancora una volta, che ci può venire in aiuto uno studio serio del bacino, su come è fatto e su come funziona la sua ricarica.

  3. Fabio Acciari scrive:

    il pozzo R1 va chiuso e l’amministrazione mi auguro non faccia la fine della precedente…

  4. massimiliano barberini scrive:

    Grazie Filippo : ILLUMINANTE…e pensare che esisteva un TROPPOPIENO del Feo (quello che forse vedono in sogno alcuni di qualche comitato).

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