“SOTTO L’OMBRELLONE” di Angelo Brunetti

“Non c’è due senza tre”. E’ questo il proverbio che Angelo Brunetti ha scelto per giustificare la sua terza opera letteraria (lui preferirebbe ‘operetta’, per non essere catalogato ‘scrittore’). Aveva iniziato con “Forza ragazzi”; ci aveva preso gusto e aveva replicato con “Dal latino all’inglesorum”. Ora è tra le mani degli amici “Sotto l’ombrellone”. Sì, proprio tra le mani degli amici in quanto è proprio la copertina (una sorta di cartolina postale) a voler sottolineare le cerchia a cui Brunetti vuole rivolgersi. Una sorta di auto censura da diffusione dettata dal dirsi (più che dall’esserlo) uno scrittore casalingo. Ma non è così. Il Nostro – dal suo soggiorno “obbligato” – riesce a cogliere quegli aspetti della vita, della società che gli sfuggivano quando era parte attiva della società. Lui tennista, lui escursionista, lui sciatore, lui pescatore, lui…
E allora in questa opera Angelo Brunetti sceglie la battigia. Da quella spiaggia che lo aveva visto protagonista attivo, ora osserva gli altri, i protagonisti di oggi. Li osserva, li critica, lo fanno sorridere per il loro modo di essere, di voler apparire, di essere impacciati. Ma subito dopo il sorriso arriva la riflessione: “Ma quello sono io, quello ero anch’io!”. E quindi l’ironia, soprattutto proiettata su sé stesso, prende il posto della critica verso l’attore protagonista della spiaggia.
Nel suo primo libro aveva voluto esprimere la gualdesità che era in lui; nel secondo si era divertito a esplorare il passaggio dalla lingua dei Padri, appunto il latino, all’inglesorum. Un linguaggio non nostro; necessario sì, ma non al punto da ridurci a pronunciare la parola latina “medium” storpiata in “midiam”.
Ma oggi conviene leggere, in un solo fiato, “Sotto l’ombrellone”. Uno spaccato di vita davanti al mare in cui ognuno di noi può sentirsi protagonista spiato, o meglio, osservato.

A cura di Mario Anderlini

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