Su di una targa fabrianese a lustro di Daniele Amoni e Ettore A. Sannipoli

Su di una targa fabrianese a lustro di Daniele Amoni e Ettore A. Sannipoli

1. Fabriano, Fabbrica C. Miliani, pittore N. Nicolelli, targa con l’Educazione della Vergine, 1885, terraglia smaltata e dipinta in blu e a lustri metallici, cm 45 x 33 (senza cornice). Gualdo Tadino, collezione privata.

Su di una targa fabrianese a lustro di Daniele Amoni e Ettore A. Sannipoli
Fu soprattutto verso la metà degli anni Ottanta dell’Ottocento (1884-1887 ca.) che il pittore di ceramiche Giuseppe Magni (Gubbio, 1819-1917), per cuocere e lustrare i suoi splendidi lavori, si appoggiò alla celebre fabbrica del cavalier Cesare Miliani (Fabriano, 1834-1924). L’imprenditore fabrianese e il bravissimo decoratore eugubino restarono nel tempo legati da un rapporto di stima e amicizia reciproca, come testimonia – tra l’altro – la scritta posta sul retro di un inedito piatto, in collezione privata, con il ritratto di Miliani dipinto da Magni nel 1892: «Gentile ricordo dell’ottimo mio / Amico Prof.e Magni al fabbricatore effigiato / nell’età di anni 58. / Ces.e Miliani». Le opere nitide e meticolose dell’artista di Gubbio qualificarono sicuramente la produzione della fabbrica fabrianese, che comunque si avvalse nel contempo di altri abilissimi pittori per realizzare maioliche e terraglie di pregio particolare.

2. Fabriano, Fabbrica C. Miliani, pittore N. Nicolelli, targa con l’Educazione della Vergine, 1885, terraglia smaltata e dipinta in blu e a lustri metallici, cm 62 x 50 (con cornice). Gualdo Tadino, collezione privata.

Inaspettatamente una di queste rare ceramiche è stata rinvenuta, di recente, in una collezione privata di Gualdo Tadino. Si tratta di una targa di notevoli dimensioni (cm 45 x 33), in terraglia smaltata e dipinta in blu e a lustri metallici oro e rosso rubino, ancora oggi provvista dell’originale cornice lignea (cm 62 x 50) [Fig. 1 e 2].

Entro l’ampio medaglione ovale che si apre al centro della lastra, troviamo le figure assorte e serene di Sant’Anna e della piccola Maria, ivi rappresentate per illustrare – secondo una consuetudine iconografica ben documentata a partire dal Rinascimento – il tema dell’Educazione della Vergine, legato a fonti apocrife come il Vangelo dello Pseudo Matteo. Anna è seduta su di uno scranno e posa il braccio destro sulle spalle della figlia ritta di fronte a lei, incoraggiandola a leggere un libro appoggiato sul suo grembo, e seguendo amorevolmente con lo sguardo le blande fatiche della fanciulla. Le sacre figure sono definite attraverso un delicato chiaroscuro tutto giocato sui toni del blu, e solo alcuni dettagli – la sedia, la coperta e il taglio del libro, la cintura di Sant’Anna, certe bordure delle vesti e, soprattutto, la luminosa aureola raggiata della Vergine – risultano impreziositi di lustri rossi e dorati. Attorno al soggetto principale, oltre la cornice dell’ovato, si dispiega un raffinatissimo decoro ornamentale animato agli angoli dalle testine alate di vivaci angioletti, due in basso, quattro in alto. In calce, da una cartella coi bordi accartocciati recante il nome di «S. ANNA», partono rami fogliati e fioriti che sembrano ‘arrampicarsi’ ai lati della targa per affiancare, con armoniose volute e candidi fiori, il monogramma della Vergine Maria, posto a coronamento dell’effigie.

3. Iscrizione sul verso della targa in Fig. 1 e 2.

Sul verso della lastra troviamo un’iscrizione leggibile con qualche difficoltà [Fig. 3]: «[Ricordo (?)] fabbricato dal / [Cav. Cesare] Miliani per / [la sua cara] Nepote Anna / in [occasione] del suo matrimonio / [Fabriano] 8 Febbraio 1885. ≈». Maria Anna Miliani (Fabriano, 1863-1950), figlia di Giuseppe (Fabriano, 1816-1890), fratello di Cesare, e di Filomena Mazzariggi (Cellere, VT, 1838 – Fabriano, 1910), l’8 febbraio 1885 sposò infatti il nobile possidente Ciro Vallemani (Fabriano, 1851-1911), clarinettista allievo di Marcello Serafini, dal quale ebbe tre figli: Lucia, Matilde e Giuseppe. Ecco cosa dice di lei Romualdo Sassi ne Il “chi è?” fabrianese: «Vallemani Miliani Anna […] fu donna di alacre intelligenza, di vasta cultura, d’intensa attività. Diede la sua opera alle associazioni cattoliche, di alcune delle quali fu presidente; si adoperò con amore e con zelo per l’Asilo d’infanzia, l’Asilo-nido delle Cartiere, le istituzioni di beneficenza; fu larga di consigli e di aiuti a quanti, anche privatamente, a lei ricorsero. Nella sua giovinezza tradusse dal francese i «Canti della valle di Dimbowitza» di Elena Vacaresco (Città di Castello, 1891), collaborò in riviste e periodici, favorì con interesse gli studi di storia fabrianese».

4. Firma di N. Nicolelli sul recto della targa in Fig. 1 e 2.

La firma dell’autore della pregevole targa con l’Educazione della Vergine compare vicino al bordo del medaglione centrale, poco sopra la mano destra di Sant’Anna [Fig. 4]: «N. Niccolelli dip.». Anche dell’artista Napoleone Nicolelli (Fabriano, 1844-1911) parla succintamente il Sassi ne Il “chi è?” fabrianese: «Valente pittore decoratore, compì molti lavori in patria e fuori, ebbe apprezzati discepoli. Era sua la volta della sala maggiore del palazzo comunale, restaurata da altri dopo i bombardamenti del 1944». Di lui si conservano ad Ancona e nella città natale alcuni dipinti a olio su tela raffiguranti vedute urbane di Fabriano. Nell’archivio comunale fabrianese è stato reperito il suo atto di morte: «L’anno millenovecentoundici addì tredici di marzo a ore antimeridiane undici nella Casa Comunale, avanti a me Zonghi prof. Augusto, assessore delegato con atto del febbraio millenovecentoundici approvato, sono comparsi Carnevali Francesco di anni quarantaquattro, calzolaro, domiciliato in Fabriano, e Fida Giulio di anni cinquantadue, mugnaio, i quali mi hanno dichiarato che a ore pomeridiane undici e minuti trenta di ieri nella casa posta in Via Ramelli, al numero ottantadue, è morto Nicolelli Napoleone, di anni sessantasei e mesi dieci, pittore, residente in Fabriano, nato in Fabriano dal fu Sante domiciliato in vita in Fabriano e dalla fu Fida Geltrude, domiciliata in vita in Fabriano, celibe. […]» (Registro dei Morti, anno 1911, n° 104).

5. Lapide funeraria di N. Nicolelli. Fabriano, Cimitero Comunale.

Ma dall’epigrafe sulla lapide della sua tomba nel cimitero di Fabriano (ove tra l’altro compare il suo ritratto fotografico [Fig. 5 e 6]), l’artista risulta sposato: «All’anima eletta / di / Napoleone Nicolelli / dell’arte pittorica / valente operoso maestro / la moglie / Virginia Tomassoni / prega riposo e pace». Un matrimonio, forse, non riconosciuto dalle autorità civili del tempo.

6. Ritratto fotografico di N. Nicolelli. Fabriano, Cimitero Comunale.

Bibliografia essenziale

La ceramica “a lustro” nell’Ottocento a Gubbio, a cura di F. Cece e E.A. Sannipoli, Firenze 1998, pp. 57-63, 105-117, 150-162, 198-199; Giuseppe Magni e la maiolica italiana dello Storicismo, a cura di E.A. Sannipoli, Gubbio 2017; O. Marcoaldi, Delle fabbriche di terraglia e majoliche di Fabriano, in G. Vanzolini, Istorie delle fabbriche di majoliche metaurensi e delle attinenti ad esse […], Pesaro 1879, vol. II, pp. 93-101, speciatim pp. 94-96; A. Minghetti, Ceramisti, Milano 1939, p. 290; E. Mezzanotte, M. Incerti, G. Alianello, La terraglia all’uso d’Inghilterra a Fabriano, in Fatti di ceramica nelle Marche dal Trecento al Novecento, a cura di G.C. Bojani, Milano 1997, pp. 239-253, speciatim pp. 239-242; M. Cucco, Terraglia artistica fabrianese, in Terra, Fuoco, Acqua, s.n.t., [2013], n.p.; R. Sassi, Il “Chi è” fabrianese, Fabriano 1989, pp. 171, 230; A. Amore, La Scuola Clarinettistica Italiana. Virtuosi e didatti, Cusano Mutri 2006, p. 71.

Daniele Amoni e Ettore A. Sannipoli

L’articolo è già stato pubblicato in «L’Eugubino», a. LXX (2019), n. 3, pp. 16-17.

Le foto sono di Daniele Amoni.

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