Un ‘masterpiece’ della Ditta Rubboli

Un ‘masterpiece’ della Ditta RubboliUn bellissimo piatto della Ditta Rubboli di Gualdo Tadino,[1] avente come soggetto una concitata scena di battaglia [Fig. 1-2]. Ebbi modo di ammirarlo più di vent’anni fa in una collezione marchigiana. La proprietaria, che purtroppo è scomparsa poco tempo dopo, mi permise allora di fotografarlo: conservo ancora delle diapositive 35 mm che ogni tanto mi capita di rivedere, quando perlustro per un motivo o per l’altro la mia disordinata diafanoteca. A lungo non ho saputo più nulla di questo piccolo capolavoro della ceramica gualdese del primo Novecento. Fino a che, navigando in rete, mi sono nuovamente imbattuto nel piatto a lustri metallici con la scena di battaglia. Qualche giorno fa, inaspettatamente, l’immagine per me familiare di quel groviglio di corpi di antichi soldati romani è riapparsa come per magia nel catalogo del portale Lombardia Beni Culturali, in una delle schede relative al patrimonio storico-artistico oggi conservato nella Villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno (VA).[2] Senza alcun dubbio si trattava della stessa maiolica, verosimilmente giunta nel varesotto tramite il FAI, che dal 1989 gestisce la “villa di delizia” lombarda.[3]

Fig. 1. Ditta Rubboli – Gualdo Tadino, piatto con la Battaglia di Ponte Milvio, 1908. Casalzuigno (VA), Villa Della Porta Bozzolo. - Ettore A. Sannipoli

Fig. 1. Ditta Rubboli – Gualdo Tadino, piatto con la Battaglia di Ponte Milvio, 1908. Casalzuigno (VA), Villa Della Porta Bozzolo.

Un ‘masterpiece’ della Ditta Rubboli - Ettore A. SannipoliIl piatto in questione è liscio e ha un diametro di 56 centimetri. Risulta frammentato e ricomposto nella parte più alta. Sul verso può leggersi la seguente iscrizione in lustro dorato: «Ditta Rubboli / Gualdo Tadino / (Perugia) 1908 / (Italia)». Il lato frontale, bordato in oro, presenta invece a pieno campo la raffigurazione di una convulsa e cruenta battaglia combattuta tra antichi soldati romani, alcuni dei quali a cavallo. Sullo sfondo compaiono dei colli alberati e un tratto di cielo. La scena è dipinta in blu e arricchita di bei lustri metallici in oro e rosso rubino.

Un ‘masterpiece’ della Ditta Rubboli - Ettore A. Sannipoli

Fig. 3. Scuola di Raffaello (attr. a Giulio Romano in collaborazione con Giovan Francesco Penni), affresco con la Battaglia di Costantino contro Massenzio, 1520-1524 ca. Città del Vaticano, Stanze Vaticane, Sala di Costantino.

Per quanto riguarda il soggetto, nella scheda del portale Lombardia Beni Culturali si parla soltanto, in modo del tutto generico, di «scena di battaglia». In realtà l’evento raffigurato rappresenta uno dei fatti d’arme più celebri della storia romana: la battaglia di Ponte Milvio, combattuta il 28 ottobre del 312 tra Costantino il Grande e Massenzio. Non essendoci pervenute indicazioni scritte in proposito, questa identificazione si basa esclusivamente su ragioni iconografiche. Infatti tutte le figure di soldati e cavalli che compaiono nella tumultuosa immagine sono ricavate dall’affresco della scuola di Raffaello (attribuito a Giulio Romano aiutato forse da Giovan Francesco Penni) con la Battaglia di Costantino contro Massenzio dipinto nei primi anni Venti del Cinquecento sulla parete davanti alle finestre della Sala di Costantino, una delle Stanze Vaticane [Fig. 3].[4] Dal grande e articolato affresco, di formato bislungo, risultano selezionate in particolare le figure del gruppo sull’estrema sinistra e perlomeno una di quelle poste al centro, ricombinate assieme adeguando la composizione al formato circolare del piatto.

In merito all’autore di questa pittura su maiolica, restano tuttora aperte varie possibilità. Non è da escludere, a mio giudizio, che si tratti di Umberto Marinari da Anghiari (1865-1913)[5] – artista documentato presso i Rubboli proprio a partire dal primo decennio del Novecento – almeno a giudicare da alcune peculiarità stilistiche ravvisabili nella definizione anatomica e fisionomica dei personaggi, in linea con quanto si può vedere in opere sottoscritte o siglate dall’anghiarese, come ad esempio il bel piatto conservato nel Museo della Maiolica a Lustro “Torre di Porta Romana” (Amoni 2001, p. 104).[6] Ma, allo stato attuale delle conoscenze, tale congettura rimane comunque da provare sulla base di elementi più puntuali di riscontro.

In considerazione della data 1908 apposta sul retro del piatto, risulta invece molto probabile che la bellissima maiolica sia stata donata o acquistata in occasione dell’Esposizione Agricola-Industriale che si svolse a Gubbio proprio quell’anno, esposizione alla quale partecipò anche la Ditta Rubboli con una selezione di opere ben rappresentativa della sua qualificata produzione di ceramiche a lustro.[7] Infatti la proprietaria marchigiana della preziosa stoviglia era una discendente diretta del ragioniere Enrico Della Torre (1871-1938), che assieme al conte Guido Bonarelli mise in atto tale evento, ideato dal marchese Giuseppe Benveduti.

A dispetto dell’intitolazione dell’iniziativa, l’Esposizione Agricola-Industriale fu molto rilevante anche nel campo delle arti. Basti pensare alla presenza di opere quali il bassorilievo Le tre Parche, esibito dallo scultore tifernate Elmo Palazzi, il quale divulgò un liberty sinuoso e fluente che avrebbe trovato molti consensi. Ma si pensi pure alla consistente partecipazione di fabbriche e operatori nel settore della ceramica d’arte. Tra essi il solo Giuseppe Magni rappresentava la produzione autoctona, mentre notevole fu la presenza delle manifatture gualdesi (quella del prof. Alfredo Santarelli, la Cooperativa Ceramisti e – come già detto – la ditta Daria Rubboli e Figli) e di altri luoghi circonvicini (la ditta Molaroni e C. di Pesaro). Una curiosità: nella sezione «Attrezzi agricoli» figurava tra gli espositori l’ingegnere Giulio Del Pelo Pardi, il quale formò nei primi decenni del Novecento una vasta collezione di ceramiche – in prevalenza maioliche arcaiche orvietane – attualmente conservata nel Museo di Palazzo Venezia a Roma.[8]

Ettore A. Sannipoli


[1] Sulla Ditta Rubboli, nel periodo in cui fu diretta da Daria Vecchi Rubboli, vedova di Paolo, cfr. tra l’altro: M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996, pp. 25-28, 137; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, pp. 103-112; La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010, pp. 51-63.

[2] Scheda completa SIRBeC (formato PDF) OARL_2p100-00542.pdf; URL http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/2p100-00542/?view=istituti&offset=603&hid=92&sort=sort_int .

[3] Sulla Villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno cfr.: URL https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Della_Porta_Bozzolo ; http://www.visitfai.it/villadellaportabozzolo/?lang=ita&gclid=EAIaIQobChMIpsLw0Jz81QIVzbztCh0mdgGfEAAYASAAEgJZgPD_BwE .

[4] URL https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Costantino_contro_Massenzio .

[5] Su Umberto Marinari cfr. tra l’altro: Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino cit., p. 112; I Cocci d’Anghiari. Vasai e Ceramisti Anghiaresi tra Otto e Novecento, a cura di V. Minocchi, Anghiari 2005, pp. 37-45; La Collezione Rubboli cit., pp. 60-61.

[6] Tale piatto è ben riprodotto in Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino cit., p. 104.

[7] Si vedano: Rivista ricordo dell’Esposizione Agricola-Industriale in Gubbio, Gubbio 1909, pp. 27-28; Natale Luci, album fotografico dell’Esposizione Agricola-Industriale di Gubbio del 1908. Gubbio, Biblioteca Comunale Sperelliana.

[8] E.A. Sannipoli, 1908-2008. L’Esposizione Agricola-Industriale, cent’anni dopo, in Rivista ricordo dell’Esposizione Agricola-Industriale in Gubbio, edizione anastatica, Gubbio 2008, n.p.

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Una risposta a Un ‘masterpiece’ della Ditta Rubboli

  1. Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

    Penso che la figura di Daria Rubboli, che nel 1908 era la Maestra del Terzo Fuoco della ditta Rubboli e figli (nel 1908 Augusto già viveva a Milano, Lorenzo aveva 24 anni e Alberto 20), sia straordinaria. Onore a questa grande donna della ceramica senza la quale la manifattura Rubboli avrebbe chiuso alla morte di Paolo nel 1890.

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