Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra

Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra

Fig. 1. Ditta Rubboli, piatto con scena di battaglia entro ornato a grottesche. Londra, Victoria and Albert Museum. (ph. Victoria and Albert Museum, London)

La scheda O344823 del catalogo online del Victoria and Albert Museum di Londra, riguarda un piatto a lustri metallici giustamente attribuito alla Ditta Rubboli di Gualdo Tadino,[1] entrato a far parte della celebre raccolta inglese nel 1893 (inv. n. 165-1893) [Fig. 1].[2] Ecco le informazioni principali che si possono ricavare dalla versione pdf della scheda:

«Questo piatto è stato descritto nei primi registri del museo come “imitazione dell’antica maiolica” e come realizzato a Gualdo Tadino, in Umbria. È possibile che la manifattura sia quella di Daria Vecchi Rubboli (1852-1929), vedova del fondatore Paolo Rubboli (1838-1890). La Ditta Rubboli ha prodotto una varietà di ceramiche, comprese quelle in tecniche rinascimentali e nello stile di questo piatto. Esso fu venduto al Museo nel 1893 dalla moglie del ceramista inglese William De Morgan. De Morgan [Londra, 1839-1917], ispirato nelle sue ceramiche dai lustri italiani e persiani e da altre tecniche rinascimentali, trascorreva parte dell’anno a Firenze e certamente ebbe un forte interesse per le ceramiche dei centri di fabbrica italiani, continuando a inviare disegni alla propria fabbrica di Fulham, a Londra». Il piatto, frammentato e ricomposto, viene datato al 1890 circa; per quanto riguarda il soggetto principale e la relativa decorazione, si precisa che esso ha «una scena al centro, tratta forse dalla vita di Ercole, circondata da un’ampia fascia di arabeschi recanti la data 1595». Si ribadisce infine che la maiolica venne acquistata dalla «“Signora de Morgan, 15 Lungo il Mugnone” [una via di Firenze]. Il ceramista inglese William De Morgan sposò nel 1887 la pittrice Evelyn Pickering [Londra, 1855-1919]. Per i suoi crescenti problemi di salute, a partire dal 1892 De Morgan passò gli inverni a Firenze, avvalendosi di assistenti italiani e inviando disegni dall’Italia alla sua fabbrica ceramica di Fulham».[3]

Il fatto che la ceramica in oggetto provenisse dalla collezione dei coniugi De Morgan risulta un attestato di grande rilevanza per il lavoro dei Rubboli, considerato che Evelin Pickering era una stimata pittrice preraffaellita,[4] mentre il marito William può considerarsi il principale ceramista inglese del tempo, molto attento alla tecnica della maiolica a lustro che lungamente praticò con eccellenti risultati.[5] Ecco quanto ha scritto in proposito Timothy Wilson: «Sebbene numerose società industriali, alla fine del diciannovesimo secolo ed agli inizi di quello successivo, produssero versioni di ceramiche a lustro, fu un artista e scrittore – che aveva lavorato sotto l’influenza di William Morris e degli ideali espressi dal movimento degli Arts and Crafts – vale a dire William De Morgan, che fu in grado di assorbire pienamente le tradizioni storiche della ceramica a lustro, e che per la prima volta introdusse in Gran Bretagna la lavorazione della ceramica a lustro a riduzione di aspirazione artistica e di carattere individuale».[6]

Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra - Ettore A. Sannipoli

Fig. 2. Ditta Rubboli, piatto con la corte di Caligola entro ornato a grottesche. Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

Il decoro ornamentale che abbellisce la tesa del piatto di Londra trova convincenti confronti con quelli di altri esemplari riconducibili alla fabbrica dei Rubboli. Siamo di fronte a un particolare tipo di grottesche (e non di «arabeschi» come riportato nel catalogo online) nelle quali vengono simmetricamente alternati vasi aligeri, animali fantastici, trofei, girali fioriti e cartelle con la data «1525» (e non «1595» come si legge nella scheda del Victoria and Albert Museum). Lo stesso decoro, con piccole varianti, ho potuto rintracciarlo in tre piatti conservati in una collezione eugubina: presento a titolo di esempio quello che reca al centro la raffigurazione della corte di Caligola [Fig. 2].[7]

Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra - Ettore A. Sannipoli

Fig. 3. Ditta Rubboli, piatto con scena di battaglia entro ornato a grottesche. Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra Ettore A. Sannipoli

Fig. 4. Retro del piatto in fig. 3. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

Per quanto riguarda la scena riprodotta nell’ampio cavetto del piatto londinese, è da escludere che essa riguardi – come viene ipotizzato nella scheda del catalogo online – un episodio della vita di Ercole. La raffigurazione rimanda infatti con tutta evidenza alla storia romana, nella fattispecie a qualche memorabile battaglia combattuta ai tempi della Repubblica o dell’Impero. Per risolvere il quesito iconografico ci viene in soccorso un altro piatto conservato in un’importante collezione di Gubbio [Fig. 3 e 4]. Si tratta di un esemplare a lustri metallici marcato sul retro «DR» (con le due lettere intrecciate), e dunque riconducibile alla Ditta Rubboli negli anni in cui la manifattura fu diretta da Daria Vecchi, vedova di Paolo (tra il 1890 e il 1920 circa). Entro un decoro marginale sempre a grottesche ma differente da quello visibile nel piatto al Victoria and Albert Museum, questa seconda maiolica presenta al centro lo stesso soggetto con scena di battaglia. Sul retro, oltre alla marca dei Rubboli, compare anche un’iscrizione risolutrice per quanto riguarda l’‘argomento’ trattato: «Nella guerra fra Vespasiano, e Vitellio vicino Cremona, il figlio / uccide il padre senza conoscerlo». Il riferimento è dunque alla seconda battaglia di Bedriaco, combattuta il 24 ottobre del 69 d.C. tra le forze di due pretendenti al trono dell’Impero romano: Vitellio e Vespasiano.[8] Secondo quanto narra Publio Cornelio Tacito nelle sue Historiae, un soldato che partecipò a questa cruenta battaglia, «Giulio Mansueto, originario della Spagna, appartenente alla legione Rapace, aveva lasciato a casa il figlio ancora bambino. Costui si fece grande, fu arruolato da Galba nella Settima legione; volle il caso che si trovasse di fronte il padre: lo colpisce, lo abbatte e, mentre lo spoglia, il morente è da lui riconosciuto e lo riconosce. Allora se lo stringe spirante fra le braccia e, in singhiozzi, supplicava i Mani paterni che si lasciassero placare e non lo rifiutassero come parricida. Quel delitto è di tutti: che parte poteva avere un solo soldato nella guerra civile? Il figlio solleva il corpo, scava la fossa, rende al padre le estreme onoranze. Videro questo i più vicini, poi lo seppero tanti altri, e per tutto l’esercito si diffonde stupore, pena, esecrazione di una guerra come nessun’altra feroce».[9]

La scena è ricavata da un’incisione di Raffaele Persichini, tratta da un’altra di Bartolomeo Pinelli, facente parte della Storia degli Imperatori. La matrice incisa di questa stampa è conservata nelle collezioni dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma (inv. n. 1723-106/46).[10]

Ettore A. Sannipoli


[1] Sulla Ditta Rubboli si vedano, in particolare: M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, pp. 81-112, 175-183, 210-221; La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010.

[2] URL https://collections.vam.ac.uk/item/O344823/plateau-rubboli-pottery/ .

[3] Per la versione pdf della scheda cfr. vanda-cis-O344823. In questa sede ho provveduto a una libera traduzione dei brani più significativi e a dei regesti delle rimanenti parti.

[4] URL https://it.wikipedia.org/wiki/Evelyn_De_Morgan .

[5] URL https://en.wikipedia.org/wiki/William_De_Morgan .

[6] T. Wilson, Alan Caiger-Smith e la tradizione della maiolica, in Omaggio ad Alan Caiger-Smith maestro del lustro. Con opere di nove ceramisti umbri ed un tributo ad Alan Peascod, a cura di E.A. Sannipoli e T. Wilson, Gubbio2008, pp. 13-17, speciatim p. 13.

[7] Cfr. Il senso del classico a Gubbio. Ceramiche eugubine e gualdesi dello Storicismo tra XIX e XX secolo, a cura di E.A. Sannipoli, Gubbio 2005, n. 28.

[8] URL https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_battaglia_di_Bedriaco .

[9] Tacito, Historiae, III 25.

[10] URL http://calcografica.ing.beniculturali.it/index.php?page=default&id=16&schemaType=MI&schemaVersion=2.00&start=18971&lang=de .

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3 risposte a Un piatto della Ditta Rubboli al Victoria and Albert Museum di Londra

  1. Marinella Caputo scrive:

    Grazie Ettore per l’articolo che introduce elementi interessanti sulla produzione e diffusione della maiolica a lustro alla fine del XIX secolo, confermando l’importanza della manifattura Rubboli, diretta in quegli anni da Daria. Il marchio DR, infatti sta per Daria Rubboli, piuttosto che Ditta Rubboli, una sigla spesso impiegata all’epoca e successivamente reiterata, per evitare di riconoscere il ruolo centrale dell’abile ceramista.

  2. Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

    Grazie Ettore per questa interessante segnalazione. Vedere che questo piatto, prodotto a Gualdo Tadino dalla mia famiglia negli anni ’90 del XIX secolo, coinvolge città importanti come Firenze e Londra e un artista dell’Arts and Crafts movementt del calibro di William de Morgan è qualcosa di veramente straordinario. Anche il Museo Rubboli presenta nella sua collezione un manufatto del grande ceramista inglese e trovo che questo “scambio” con il V&A Museum sia proprio una bella vicenda.

  3. Daniele Amoni scrive:

    Sempre molto preciso l’amico Ettore Sannipoli. E’ una piacevole scoperta ogni volta che redige un articolo.

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