Una somma di piccole cose

Passate le festività credo sia giusto riordinare gli ultimi avvenimenti riguardanti le nostre montagne. Approfondiamo qualche argomento.

Il risarcimento chiesto dall’Amministrazione Comunale

Nell’ordinamento la proprietà può essere pubblica o privata. Nel nostro caso le proprietà –private– collettive sono sempre appartenute agli esclusivi cittadini Gualdesi che decidono di parteciparne al governo ed esercitare i propri diritti.

Comprendendolo eviteremo alcuni cortocircuiti logici: “sono gualdese quindi anche proprietario” o “Sono Gualdese, quindi cittadino Italiano, quindi le proprietà appartengono allo Stato”. No. Non è così allo stesso modo in cui lo Stato non amministra il mio salotto, non affitta il mio giardino e non dà in concessione il mio garage.

Nel caso particolare in cui lo Stato sia chiamato a gestire le proprietà collettive, lo dovrà fare con una rigorosa amministrazione separata1: dovrà tenere bilanci separati e reinvestire i proventi delle proprietà collettive a loro esclusivo beneficio. E’ inoltre obbligato a “metterle a frutto2; riscuotere canoni, affitti, servitù, etc.
Un Comune può quindi gestire le risorse di una comunità specifica, non appropriarsene.

Il vincolo di “uso civico” poi, che concede ad una specifica comunità particolari diritti “civici” sui terreni indipendentemente da chi ne sia il proprietario, a Gualdo è applicato a tutte le proprietà collettive. Quindi è una doppia tutela: proprietà e uso civico.

Infine: le Comunanze sono ordinamenti primari, soggetti alla Costituzione3 al pari livello – non subordinato – di enti statali come Regione o Comune.

Dal 1976 al 2014 però, lo Stato ha illegittimamente gestito4 le risorse private della nostra comunità, ne ha venduto o affittato terreni e pascoli, la roccia delle sue cave e l’acqua delle sue sorgenti. Oggi quello stesso Stato chiede risarcimenti milionari alla comunità depauperata, e lo fa in maniera fantasiosa: provate infatti a recarvi in Comune e chiedere un bilancio separato delle proprietà collettive di un qualsiasi anno.

Non ci si rende tra l’altro conto che in questo modo bisognerà riconteggiare in giudizio metro cubo per metro cubo di roccia e litro per litro d’acqua venduti, rischiando la bancarotta per una qualsiasi Amministrazione Comunale futura.

Riassumendo, in un sol colpo si cerca di mettere in difficoltà centinaia di famiglie Gualdesi oggi e ci si mette l’intera cittadinanza di domani. Non male.

Di buon governo

Subito dopo la sua azione giudiziaria, il Sindaco ha chiesto di ritirare le azioni giudiziarie:

E’ necessario che le azioni giudiziarie messe in atto dalla Comunanza nei nostri confronti vengano meno…non capisco su quali basi si possa avviare una collaborazione”.

Sorvolando sui giudizi di merito e coerenza, credo vadano fatte due precisazioni:

  • Il centro studi nazionale sugli Usi Civici di Trento ha bollato tale azione come “intimidatoria. Che sia orchestrata da un’Amministrazione Comunale ai danni dei propri concittadini è di una gravità istituzionale non quantificabile; che non si comprenda quali azioni sono a tutela della comunità e quali contro, avvilente.
  • Non capire “come si possa collaborareè grave. Giustizia e amministrazione del territorio possono procedere su binari paralleli. Per contro un padre che, divorziando, tenti ogni stratagemma per rovinare la consorte…finirà solo col rovinare i figli. Ogni bando comunitario non presentato, ogni bastone messo tra le ruote, ogni intervento lecito osteggiato, bloccato o rinviato… va a danno di tutti noi.

Un atto a beneficio di…?

Torna la domanda ricorrente. In questi anni in molti hanno sempre esternato buoni propositi (“…dialogo tra Enti, la porta è sempre aperta, le cause sono inutili…” et cetera) ma la volontà è rimasta la medesima: eliminare la Comunanza, nonostante questo significhi negare un diritto costituzionalmente riconosciuto. Come nel 1976, si è tentata ogni via:

  • Sobillare la popolazione: sono stati creati appositi comitati nel tempo. Alcuni chiaramente politici, altri finto-ambientalisti. Anni di fake-news, operai ed autotrasportatori aizzati contro l’ente, l’intera crisi economica imputata alla vicenda Rocchetta, la disoccupazione colpa della Comunanza sui giornali, non ultima la scabrosa proposta di scendere in piazza contro i concittadini.
  • Trovare il modo di scioglierla di nuovo, giudiziariamente: una sentenza in proposito è attesa per i primi mesi del 2020, chissà stavolta cosa tirerà fuori dal cilindro il nostro T.A.R. dell’Umbria. Sarebbe bello contare il numero di ricorsi presentati dalla stessa Amministrazione che lamenta l’alto numero di ricorsi subiti.
  • Affamare la Comunanza: se non si riesce a chiuderla, toglierle ogni sostentamento. E così i fondi dell’uso civico vengono trattenuti e spesi in asfalto e guard-rail, si bloccano tramite esposti vari i diradamenti, i pascoli, etc.. La recente richiesta risarcitoria dell’Amministrazione, scriteriata e fratricida, verte in questa direzione.

Non notate un acredine ed un livore esasperati per una vicenda così, in fondo, banale?

C’è semplicemente un ente che gestisce un territorio e che chiede al suo concessionario di rispettare la legge e tutelare l’ambiente. Non sembra anche a voi che i toni dello scontro siano arrivati al ridicolo, al parossismo?

Pascoli letali

Recentemente qualcuno va descrivendo Valsorda come un fragile ecosistema che sta venendo pesantemente compromesso dal pascolo degli animali, che con le loro deiezioni arriverebbero ad inquinare le nostre sovrabbondanti falde acquifere. Ora, nell’ordine:

  • Nelle nostre falde acquifere ad oggi non v’è traccia di inquinamento animale. Sono invece in pesante sofferenza quantitativa, fase che dura da decenni e non accenna a diminuire. Questo è confermato praticamente da tutti gli studi. Giova ricordare che in ambiente scientifico, ovviamente, gli studi più recenti si basano e rielaborano i precedenti. Trovate lo studio più recente –e preoccupantequi.
  • Quando qualcuno inventa una teoria alternativa sullo stato dell’acqua, per confutarla basterà fare riferimento al Piano di Tutela delle Acque regionale. Vi sono ampie sezioni dedicate alla qualità e quantità dei nostri bacini.

La legge fa sì riferimento al pericolo del pascolo e stazionamento del bestiame, ma si riferisce ovviamente alle sole aree di rispetto limitrofe ai pozzi idrici5.

Raccontare che il pascolo o l’abbeveramento montano danneggiano le nostre falde è abbastanza ridicolo, soprattutto tenendo conto che sulle nostre montagne negli ultimi decenni il pascolo animale si è ridotto fino quasi a scomparire. Anche l’USL ha voluto dire la sua, sollecitata da un’associazione per la tutela degli anfibi, affermando che “il pericolo non può essere comunque escluso” e chiedendo di recintare il lago e costruire abbeveratoi alternativi.

Il primo invito è triplicemente improprio: erroneo recintare una zona SIC/Natura 2000, vietato limitare l’uso civico ed impossibile togliere l’unica fonte di abbeveramento agli animali. Il secondo invece è stato recepito da Comune e Comunanza che si sono impegnati insieme alla realizzazione di nuovi abbeveratoi, ma il clima avvelenato e le fandonie su Facebook non aiutano certo l’opera.

  • Valsorda è Valsorda grazie al pascolo. La sua storia è il pascolo. Quelli che noi chiamiamo “rifugi” non sono certo rifugi alpini, ma vecchi ricoveri per pecorai. I prati non sono lì per caso. Quello che noi chiamiamo “lago” è una troscia nata per

l’abbeveramento degli animali, quando nel 1500 costruimmo la vasca di raccolta per l’acqua piovana e pagammo rabdomanti vari per cercare canalizzare nel “lago” le

poche vene presenti. Negli anni ‘60 la Comunanza ne re-impermeabilizzò poi il fondo con la malta proveniente dalla Matalotta e ne ricanalizzò le vene. (vedi foto)

Gli animali che troviamo oggi a Valsorda dovrebbero in realtà pascolare a Valmare, ed essere riportati a valle prima dell’inverno. Non bisogna prendersela col pascolo, ma con chi non rispetta la legge.

Il bestiame può però infastidire: sporca il ristorante limitrofo anche in alta stagione, danneggia indicazioni, sentieristica e staccionate…ma nulla più. E dovremo ragionarci sopra, anziché strillare.

Vogliamo carne ed alimenti a chilometro zero e siamo contro gli allevamenti intensivi? Allora non dovremmo osteggiare i pascoli. Vogliamo riservare Valsorda al solo turismo? Bene, ma ne comprometteremmo l’ecosistema. Vogliamo mantenere i pascoli ma in zone alternative? Vogliamo fermarli del tutto? Vogliamo iniziative di produzione di latte o formaggio vaccino? Fare tornare gli ovini con progetti mirati? Cosa vogliamo?

In Italia stiamo riscoprendo l’interesse per la gestione e tutela dell’ambiente e delle sue risorse, e nella nostra Gualdo ci troviamo dinanzi al noto bivio: comprendere e partecipare al cambiamento, o perdere i soliti vent’anni in lamentele, scaramucce e guerre fratricide.

I cambiamenti climatici stanno flagellando l’intero pianeta e le risorse per la sopravvivenza si stanno assottigliando sempre più, a Gualdo aumenta la povertà, siamo tornati sotto i 15.000 abitanti e sempre più persone sono costrette a lasciare il paese. Va bene lamentarsi della cacca delle mucche, ma è forse ora di fare qualche passettino in più.

C’è un’ordinanza da emettere ed una valle da ricostruire, centinaia di migliaia di euro da incamerare per milioni di litri d’acqua delle nostre sorgenti che continuano ad essere svenduti, un bacino idrico da tutelare, boschi da curare, ciclovie da realizzare, un turismo montano da ripensare, ruderi da recuperare e rifugi da migliorare, servizi da ricreare, progetti da strutturare…questo immobilismo ci sta avvelenando lentamente.

La Comunanza e la sua assemblea sono luoghi aperti, tutti i gualdesi che lo desiderano possono gestire direttamente il patrimonio di loro proprietà. Partecipando.
Il recente progetto “La Montagna delle Meraviglie” sta nascendo dall’appassionato contributo di tante associazioni, professionisti, imprese che insieme disegnano il proprio futuro.

Certo, un clima come quello creato in questi anni contribuisce a scoraggiare la partecipazione, forse qualcuno lo alimenta proprio con questo intento, ma di sicuro non arresterà il processo partecipativo in atto.

Di tutte le soluzioni alla drammatica situazione ambientale di questo secolo sappiamo che gli Assetti Fondiari Collettivi non sono l’unica, ma sono sicuramente una via possibile: non è un caso se su di essi è stata approvata una nuova legge nel 2017 o se organismi come Corte dei Conti e diversi Ministeri li citano continuamente come possibili paradigmi di buon governo. A Gualdo li abbiamo sempre avuti: utilizzarli al meglio, insieme, è un invito che la Comunanza non si stancherà mai di rivolgere, a tutti.


1 Legge 16 giugno 1927, n.1766 art.26, R.D. 26 febbraio 1928, n.332 art.64

2 Deliberazione Corte dei Conti, FVG/ 14 /2016/PAR

5 D.Lgs. 152/06, art.94, recepito da P.T.A. Regione Umbria

Filippo Cappellini

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1 risposta a Una somma di piccole cose

  1. massimiliano Barberini scrive:

    Che ognuno faccia una riflessione e si chieda il perchè dell’evidente declino di questo paese. Una comunità intelligente guarda indietro e pensa su cosa può aver sbagliato,per rimediare,per migliorarsi,per riconoscere scelte sbagliate da non ripetere,ma soprattutto che finisca la logica del mero interesse personale a discapito della collettività. Basta con i sentenziatori,dei presunti detentori del sapere :”io sono nel giusto tu nello sbagliato” (nessuno può sostituirsi al Padre Eterno)ma soprattutto RISPETTO,parola sconosciuta a molti,rispetto per chi ha una visione differente,per chi la vede diversamente,questa parola equivale a DEMOCRAZIA

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