Un’ipotesi per Daria Rubboli di Ettore A. Sannipoli

Fig. 1 – Ditta Rubboli, inizi del periodo di Daria Rubboli (qui attr.), piatto con lo stemma del Comune di Foligno entro ornato a grottesche, 1892, maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 42. Foligno, Museo di Palazzo Trinci.

Un’ipotesi per Daria Rubboli di Ettore A. Sannipoli
Alla mostra Maiolica. Lustri oro e rubino della ceramica dal Rinascimento ad oggi (Assisi, Palazzo Bonacquisti, 4 maggio – 13 ottobre 2019), sono stati esposti due piatti molto belli dell’opificio Rubboli di Gualdo Tadino, provenienti dal museo folignate di Palazzo Trinci. La ‘riscoperta’ di queste maioliche a lustro si deve a Giulio Busti e Franco Cocchi, curatori della mostra assisiate, che nel 2017 hanno redatto le relative schede per il catalogo delle opere mobili del museo della città di Foligno.1 Nel catalogo della mostra di Assisi, invece, le schede di questi pezzi sono state scritte da Marinella Caputo.2

Fig. 2 – Ditta Rubboli, inizi del periodo di Daria Rubboli (qui attr.), piatto con il ritratto di Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno entro ornato a grottesche, 1892, maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 42. Foligno, Museo di Palazzo Trinci.

Si tratta di due piatti da parata del diametro di 42 cm, con profondo cavetto e larga tesa su basso piede ad anello, foggiati e rifiniti al tornio [Fig. 1 e 2]. Al centro del primo compare lo «stemma del Comune di Foligno, con lo scudo sorretto da un mascherone da grottesca fogliato da cui si dipartono due ramoscelli di alloro. Lo scudo è affiancato da due animali alati fantastici, con testa di grifo e lunghe code attorcigliate, sormontato da una corona turrita. Divide il cavetto dalla tesa una stretta fascia filettata». Sulla tesa un ornato a grottesche con quattro testine alate «sovrapposte a un cartiglio con le lettere “S.P.Q.F.”, alternato da quattro coppie di sfingi alate affrontate ad un’infiorescenza con foglie a palmetta e due uccelli posati».3 Al centro del secondo piatto è visibile il «ritratto a mezzo busto del pittore Niccolò Liberatore detto l’Alunno, rivolto a sinistra, berretto e capelli lunghi, mantello riccamente decorato. Sullo sfondo, un lungo cartiglio svolazzante con l’iscrizione “NICCOLÓ ALUNNO”» a caratteri capitali. Anche in questo caso «una stretta fascia filettata divide il cavetto dalla tesa. Sulla tesa, decorazione a grottesche con coppie di animali mostruosi affiancati da uccelli svolazzanti, alternati da tre mascheroni tra loro equidistanti che sorreggono una cartella con l’iscrizione “S.P.Q.F.” […] e, al culmine, stemma del Comune di Foligno entro due ramoscelli di alloro sormontato da una corona turrita».4 Come giustamente hanno notato Busti e Cocchi, «il ritratto è fedelmente ripreso da un disegno di Ettore Traversari, a sua volta rielaborazione di un particolare tratto dalla tavola della chiesa di San Bartolomeo di Marano di Foligno, pubblicato nel volume del conte Serafino Frenfanelli Cibo dedicato al pittore folignate (1872)» [Fig. 3].5

Fig. 3 – Ettore Traversari (dis.), antiporta con il ritratto di «Nicolò Alunno tratto da una tavola in S. Bartolomeo di Marano» e frontespizio di S. Frenfanelli Cibo, Niccolò Alunno e la scuola umbra, Roma 1872, ed. anast. Bologna 1975.

Le due maioliche, prive di marche o di firme, vengono attribuite da Busti e Cocchi «alla fabbrica di Paolo Rubboli e al pittore Giuseppe Discepoli per le analogie con il piatto araldico donato nel 1878 al Comune di Gualdo Tadino […] la cui iscrizione sul verso esplica le paternità», nonché per le «analogie delle decorazioni a lustro» eseguite sulla giubba di Niccolò Alunno e per il «complessivo impianto decorativo riscontrabile in altre opere della fabbrica».6 Dagli stessi autori esse sono datate al 1876-1878 circa: «poiché nel 1876 Paolo Rubboli venne incaricato dal Comune di Gualdo Tadino della vendita del polittico dell’Alunno […] proveniente dall’ex convento di San Francesco», appare probabile ai due studiosi che queste maioliche siano state prodotte «in detto contesto».7

Anche per Marinella Caputo i piatti in oggetto risultano agevolmente attribuibili a Paolo Rubboli «sulla base di considerazioni tecnico-stilistiche, nonché di confronti stringenti con opere provenienti dal suo opificio» e la loro pittura riconducibile a Giuseppe Discepoli, «la cui cifra stilistica non si evince però dalla tesa». La datazione proposta dalla Caputo è di poco posteriore, assestandosi nel biennio 1878-1880.8

A questo punto alcune mie brevi considerazioni. La prima riguarda l’aggancio al tentativo di vendita del polittico gualdese di Niccolò Alunno nel 1876 per determinare il posizionamento cronologico delle due maioliche. La controversa e poco edificante vicenda si concluse con «il veto dell’amministrazione provinciale che ingiunse al sindaco di non considerarsi proprietario del polittico di cui era soltanto custode».9 Mi sembra difficile, pertanto, che in tale contesto siano maturati intenti celebrativi, finalizzati cioè ad eternare su piatti a lustro l’autore del dipinto quattrocentesco e la sua patria. Tanto più che un documento rintracciato da Mario Becchetti ci informa che la fabbrica di Paolo Rubboli iniziò solo nel 1878 la sua attività.10

È indubbio, inoltre, che gli esemplari folignati sono tra loro contemporanei, molto probabilmente realizzati per la stessa occasione (le dimensioni sono identiche, i decori ornamentali risultano coordinati),11 e che essi rimandano alla produzione tardo-ottocentesca dell’opificio Rubboli. Ma come stabilire, solo su base tecnico-stilistica, la datazione precisa di opere siffatte? Come cogliere la differenza tra una ceramica dell’opificio gualdese prodotta – che so – nel 1882 e un’altra realizzata nel 1888? Come distinguere – tanto per fare un esempio che nel nostro caso può essere significativo – un piatto degli ultimi anni della gestione di Paolo Rubboli (morto nel 1890) da un altro dei primi anni della successiva gestione di Daria Vecchi Rubboli? Secondo me, allo stato attuale delle conoscenze, risulta un’impresa praticamente impossibile.

Fatte queste debite premesse, rimane da ipotizzare quale possa essere una ragionevole circostanza che abbia portato alla realizzazione dei due piatti ora di proprietà del Comune di Foligno.

Né dall’elenco delle onorificenze pubblicato nel listino della Società Ceramica Umbra del 193012 né dagli studi recenti sull’opificio Rubboli13 si ricavano notizie sulla partecipazione della ditta gualdese a un evento espositivo ricordato invece, sommariamente, da Daniele Amoni nelle sue Storie e microstorie di Gualdo Tadino dal 1860 al 1920. Citando «L’Unione Liberale» del 15 settembre 1892, Amoni evidenzia la partecipazione di diverse industrie di Gualdo alla «Esposizione agricola, industriale, zootecnica e artistica di Foligno» del 1892, «visitata anche da re Umberto I»: «fermò […] l’attenzione di S. M. la fabbrica a pittura a riflesso metallico del secolo XV – uso Mastro Giorgio – della signora Daria Rubboli, fabbrica già premiata a Perugia».14

A questo riguardo le fonti bibliografiche riservano ulteriori informazioni. Dal Catalogo Ufficiale dell’Esposizione Agricola-Industriale-Artistica 1892 a Foligno apprendiamo che «Rubboli Daria, Gualdo Tadino – Ceramiche artistiche» partecipa alla mostra folignate con il n. 545 nella «Categoria II. / Ceramica artistica».15 Altre notizie si possono ricavare dalla Relazione del Presidente del Comitato Esecutivo D.r Francesco Fazi relativa alla stessa esposizione: «In quest’Umbria sorse fin da tempo antichissimo l’industria delle ceramiche artistiche, che vennero illustrate da Mastro Giorgio, le cui opere formano il pregio di tanti musei. La ditta Ruboli di Gualdo Tadino e Passalboni di Gubbio tengono viva presentemente quest’arte nobilissima, della quale inviarono non pochi esemplari ammirati dai visitatori che con numerosi acquisti dimostrarono il favore goduto da queste maioliche».16 E ancora, sfogliando il n° 1 della rivista «Esposizione Agricola-Industriale Zootecnica e Artistica 1892 Foligno» (28 agosto 1892): «Le ceramiche artistiche non possono essere dimenticate. Questa piccola industria, che nei secoli passati salì al grado di grande arte, si è fatta rivivere con successo nella patria di Maestro Giorgio e in Gualdo Tadino. Il Passalbuoni di Gubbio presenta delle maioliche in basso rilievo con colori e lustri antichi ottimamente riusciti. La Ditta Rubboli di Gualdo Tadino espone bellissimi piatti, vasi e anfore dello stile del 500, che si raccomandano anche per il prezzo assai mite».17 Dal Bollettino Ufficiale della Premiazione veniamo infine a sapere che «Rubboli Daria, Gualdo Tadino – Ceramiche artistiche» fu premiata con «Medaglia d’argento» nella «Categoria II. / Ceramica artistica».18

Niente di più probabile, a mio avviso, che l’opificio Rubboli abbia realizzato in quell’occasione dei piatti con l’intento di celebrare il Comune fulginate e il noto artista quattrocentesco che, grazie al suo polittico di San Francesco, rappresentava un vero e proprio trait d’union fra i centri di Foligno e di Gualdo Tadino. Opere che potrebbero essere state acquistate dal municipio ospitante o addirittura donate alla città di Foligno dalla ditta tadinate. Del resto già Paolo Rubboli, nel 1878, aveva offerto al Comune di Gualdo due piatti raffiguranti lo stemma civico e la Bottega di Matteo da Gualdo, il più noto artista locale;19 e altre maioliche simili potrebbero essere state via via prodotte: penso, ad esempio, al piatto con al centro il ritratto di Pietro Perugino e con gli stemmi di Perugia e di Gualdo Tadino sulla tesa, conservato in una collezione privata gualdese, che forse rimanda a una delle mostre perugine alle quali la manifattura Rubboli aveva partecipato.20

Fig. 4 – Ditta Rubboli, periodo di Paolo Rubboli o inizi del periodo di Daria Rubboli, piatto con episodio di storia romana: «Morte di Seneca ed ultimo addio a sua moglie Paolina» (da L’Istoria degl’Imperatori di Bartolomeo Pinelli), 1878-1900 ca., maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 43,2. Gubbio, collezione privata.

Dunque un’ipotesi, la mia, in favore di una attribuzione a Daria Rubboli, e non a suo marito Paolo, delle due belle maioliche ora in mostra ad Assisi. Ritengo che tale ascrizione – pur risultando dubitativa e quindi valida solamente fino a prova contraria – non debba sorprendere più di tanto, considerato che sono ancora molti gli elementi mancanti per una puntuale datazione delle opere uscite dai forni dell’opificio gualdese, specie nella prima fase del suo lungo percorso produttivo. Ma anche perché esistono agganci di carattere ‘stilistico’ fra i piatti presi in esame e altri realizzati successivamente. Si pensi, ad esempio, ai decori marginali a grottesche su fondo bianco. Per quanto riguarda quello dell’esemplare con il ritratto di Niccolò Alunno, conosco altre tre maioliche Rubboli che lo recano tutt’attorno (con qualche piccola variante), una priva di marca in collezione privata eugubina [Fig. 4],21 un’altra sempre in collezione eugubina siglata «DR» («Ditta Rubboli» o «Daria Rubboli», a seconda delle interpretazioni) [Fig. 5-6],22 un’altra ancora nel Museo Opificio Rubboli siglata con le tre lettere «RGB» entro triangolo (che rimandano alla ditta novecentesca di import-export di Giovanni Battista Ronconi).23 Per quanto concerne invece l’esemplare con lo stemma di Foligno, ho trovato finora riscontri solo coi decori di piatti privi di marca, e dunque difficilmente databili in dettaglio (cito ad esempio quello cat. n. XXXV della Collezione Rubboli a Gualdo Tadino).24 Resta ovviamente sempre possibile il fatto che tali ornati a grottesche siano stati utilizzati per un periodo abbastanza lungo di tempo, e quindi sia prima che dopo la data presunta dei due pezzi appartenenti al Museo di Palazzo Trinci. Ma questo, purtroppo, è un limite insito nell’indagine del “conoscitore”, superabile soltanto grazie a riscontri documentari o comunque esterni all’ambito stilistico, sfortunatamente mancanti nella maggior parte dei casi.

Fig. 5 – Ditta Rubboli, periodo di Daria Rubboli, piatto con episodio di storia romana: «Nella guerra fra Vespasiano, e Vitellio vicino Cremona, il figlio / uccide il padre senza conoscerlo» (da L’Istoria degl’Imperatori di Bartolomeo Pinelli), 1900-1918 ca., maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 42,5. Gubbio, collezione privata.

Fig. 6 – Verso del piatto in fig. 5

1 G. Busti, F. Cocchi, in A. Caleca, Museo della città di Palazzo Trinci a Foligno. Opere mobili, Firenze 2017, pp. 324-325, nn. 352-353.

2 M. Caputo, in G. Busti, F. Cocchi, Maiolica. Lustri oro e rubino della ceramica dal Rinascimento ad oggi, Perugia 2019, pp. 224-227, nn. 99-100.

3 Busti, Cocchi, in A. Caleca, Museo della città cit., p. 324, n. 352.

4 Ivi, p. 325, n. 353.

5 Ibid. Il volume cit. è S. Frenfanelli Cibo, Niccolò Alunno e la scuola umbra, Roma 1872 (ed. anastatica Bologna 1975).

6 Busti, Cocchi, in A. Caleca, Museo della città cit., p. 324, n. 352.

7 Ivi, p. 324, n. 352.

8 Caputo, in Busti, Cocchi, Maiolica cit., pp. 224-227, nn. 99-100.

9 M. Caputo, La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, Perugia 2010, p. 38. Sulla vicenda cfr.: E. Bairati, Attraverso il museo: un consuntivo del patrimonio artistico gualdese, in P. De Vecchi, Museo Civico di Gualdo Tadino. Rocca Flea 1. Decorazione murale, dipinti, materiali lapidei, sculture, arredo civile ed ecclesiastico, tessuti, Milano-Perugia 2000, pp. 39-64, speciatim pp. 46-47; M. Becchetti, Quando il Comune di Gualdo Tadino voleva vendere il Polittico dell’Alunno, in «L’Eco del Serrasanta», a. XVII (2004), n. 2 (all’URL http://www.protadino.it/ecodelserrasanta/20040125/05polalunno.html).

10 A tale riguardo cfr., tra l’altro, M. Becchetti, Uno sconosciuto ceramista della seconda metà dell’Ottocento. La figura e l’attività di Marino Pieri, in «Il Nuovo Serrasanta», III (2009), n. 10, p. 10 (disponibile all’URL: http://www.ilserrasanta.it/20091000index.htm).

11 Si notino ad esempio, nel decoro ornamentale a grottesche, le filze di perle in prossimità del bordo dei piatti, che non variano nei due casi.

12 Consorzio Italiano Maioliche Artistiche C.I.M.A. Società Ceramica Umbra. Maioliche a riflessi metallici imitazione dell’antica scuola di Mastro Giorgio da Gubbio (Sec. XVI). Listino n. 5 – 1930 – A. VIII, Perugia 1930, n.p.

13 M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996; M. Caputo, Daria Vecchi Rubboli, artista e imprenditrice a Gualdo Tadino tra XIX e XX secolo, in I talenti femminili all’origine dell’imprenditoria umbra, atti del convegno (Perugia, Palazzo della Provincia, 14 marzo 2012), Perugia 2013 (consultato on-line all’UPR http://www.allegracombriccola.net/un-ulteriore-contributo-su-daria-rubboli/); Ead., La Collezione Rubboli cit.

14 D. Amoni, Storie e microstorie di Gualdo Tadino dal 1860 al 1920, Gualdo Tadino 2015, pp. 134-135.

15 Esposizione Agricola-Industriale-Artistica 1892 a Foligno. Catalogo Ufficiale, Foligno 1982, p. 38.

16 Esposizione Agricola-Industriale-Artistica Foligno 1892. Relazione del Presidente del Comitato Esecutivo D.r Francesco Fazi, Foligno 1892, p. 25.

17 «Esposizione Agricola-Industriale Zootecnica e Artistica 1982 Foligno», n. 1, 28 agosto 1892, p. 4.

18 Esposizione Agricola-Industriale-Artistica 1892 Foligno. Bollettino Ufficiale della Premiazione, Foligno 1892, p. 37.

19 Su questi due piatti cfr., tra l’altro: E. Storelli, in P. De Vecchi, Museo Civico di Gualdo Tadino. Rocca Flea 2. Materiali archeologici e ceramiche dal XVI al XX secolo, Perugia 2002, pp. 192-193; M. Tittarelli Rubboli, Un importante documento per la storia del lustro, in «CeramicAntica», a. XV (2005), n. 7, pp. 58-61.

20 Il piatto è riprodotto in D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, p. 94. Dall’elenco delle onorificenze pubblicato nel listino n. 5 della Società Ceramica Umbra, si ricava che l’opificio Rubboli partecipò alle esposizioni di Perugia del 1879, 1899 e 1902. Cfr. Consorzio Italiano Maioliche Artistiche C.I.M.A. Società Ceramica Umbra cit., n.p.

21 Al centro il piatto reca l’episodio della Morte di Seneca ed ultimo addio a sua moglie Paolina (da L’Istoria degl’Imperatori di Bartolomeo Pinelli).

22 Al centro il piatto reca un altro episodio di storia romana: «Nella guerra fra Vespasiano, e Vitellio vicino Cremona, il figlio / uccide il padre senza conoscerlo» (da L’Istoria degl’Imperatori di Bartolomeo Pinelli).

23 Caputo, La Collezione Rubboli cit., pp. 99, 177, 259, n. XLVIII. La scena centrale, ivi descritta come «Scena romana in accampamento militare», dovrebbe in realtà rappresentare Manlio Curio Dentato che respinge i doni dei Sanniti da lui vinti nel 290 a.C., almeno a giudicare dal soggetto dubitativo del modello cinquecentesco del piatto (1560 circa), costituito da una coppa istoriata della bottega urbinate dei Fontana, conservata nei Musei Civici di Pesaro (inv. n. 4365), sulla quale cfr. l’URL http://cerca.maiolichedelduca.it/dettaglio.php?id=205&mode=ava&pag=1. Su G. B. Ronconi e i suoi rapporti con l’opificio Rubboli cfr. M. Caputo, Giovanni Battista Ronconi e la maiolica a lustro di Gualdo Tadino, 2017, all’URL http://www.allegracombriccola.net/giovanni-battista-ronconi-e-la-maiolica-a-lustro-di-gualdo-tadino/.

24 Caputo, La Collezione Rubboli cit., pp. 95-96, 164, n. XXXV. La scena centrale del piatto rappresenta un ulteriore episodio tratto da L’Istoria degl’Imperatori di Bartolomeo Pinelli: Traiano dà le proprie vesti per fasciare le ferite de’ suoi soldati, dopo una sanguinosa battaglia contro Decebalo.

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8 risposte a Un’ipotesi per Daria Rubboli di Ettore A. Sannipoli

  1. Luca Casagrande scrive:

    Bella ‘segnalazione’ Professore, come sempre, articolata e convincente.
    Lettura preziosa, che mostra – per quanto mi riguarda – il modo migliore di approcciare un problema ricorrente e complesso, come può essere quello di attribuire – con tutte le cautele e le riserve del caso – una ceramica priva di segnatura o altre indicazioni, a una bottega o ad un periodo specifico.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Grazie Luca, ho apprezzato molto la tua ‘risposta’. Hai ragione: in casi come questo la prudenza è d’obbligo. Meglio usare un «qui attribuito» o mettere un punto interrogativo in più piuttosto che ostentare certezze di cui, in seguito, ci si potrebbe pentire.

  2. Massimo Bei scrive:

    Complimenti per questi approfondimenti che aumentano ancora di più il fascino degli alchemici manufatti a lustro. Anche per i puntuali riferimenti bibliografici e documentali che valorizzano un metodo di ricerca e studio di indubbio spessore.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Grazie Massimo. Le tue parole sono di viatico per continuare lo studio e la ricerca in un ambito oltremodo affascinate.

  3. Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

    L’Associazione Culturale Rubboli è lieta di riscontare attenzione e interesse per la storia della manifattura Rubboli da parte dello studioso di ceramica E. A. Sannipoli. Consideriamo importante in generale il riconoscimento del ruolo centrale assunto dalla Rubboli nella produzione di maiolica a lustro dall’origine dello Storicismo fino al presente.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Ringrazio l’Associazione Culturale Rubboli. Come diceva un grande storico dell’arte, lo sforzo da compiere è quello di progredire sulla via della chiarificazione grazie ad approssimazioni successive.

  4. Daniele Amoni scrive:

    Articolo molto interessante, approfondito e con le giuste considerazioni. La città di Gualdo Tadino deve essere grata allo storico dell’arte ceramica di Gubbio, prof. Ettore Sannipoli, per i suoi innumerevoli studi sulla ceramica di Gualdo Tadino.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Grazie Daniele, onorato e riconoscente. E soprattutto grazie per tutto quello che hai fatto finora e che continui a fare. Senza i tuoi studi sulla storia di Gualdo Tadino (e non solo …) la luce sarebbe davvero molto più lontana.

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