«vietato toccare le opere»!

Grido d’allarme del Direttore: «vietato toccare le opere»! Raddoppiate le misure di sicurezza ed alzato il premio assicurativoGrido d’allarme del Direttore: «vietato toccare le opere»!
Raddoppiate le misure di sicurezza ed alzato il premio assicurativo

Inaugurata a Gualdo Tadino lo scorso 15 aprile, la nuova mostra-evento a cura di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi, “Luciano Ventrone. Meraviglia ed estasi”, non delude le aspettative, con un’alta affluenza di appassionati e curiosi. Ma, a poco più di un mese dalla sua apertura, ecco il grido di allarme del Direttore: «abbiamo un problema. I visitatori non si limitano ad ammirare le opere, ma le toccano, nonostante i ripetuti divieti ed i continui richiami. Siamo costretti continuamente ad intervenire ed abbiamo dovuto raddoppiare le misure di sicurezza». Così Catia Monacelli, Responsabile del Polo Museale, spiega la situazione che si sta verificando. Grido d’allarme del Direttore: «vietato toccare le opere»! Raddoppiate le misure di sicurezza ed alzato il premio assicurativoI visitatori indisciplinati non sono vandali, ma persone che di fronte ai quadri di Ventrone rimangono così meravigliati per la perfezione delle nature morte, dei ritratti e dei paesaggi, tanto da sentire l’urgenza di verificare con mano, quasi novelli San Tommaso, che si tratti di dipinti e non di fotografie. D’altra parte lo stesso Sgarbi, nel giorno dell’inaugurazione, lo aveva preannunciato «lo scandalo è quello di trovarsi di fronte ad un pittore che sa dipingere e quindi stupisce perché è capace».
Sia pure sotto varie forme, infatti, una pittura che aspira ad ingannare la vista di chi la guarda facendo credere di trovarsi dinanzi alla cosa stessa e non ad una sua riproduzione, ha goduto fin dall’ antichità di una fortuna pressoché ininterrotta. Chi non conosce la storia della gara tra Zeusi e Parrasio di Plinio il Vecchio? Si racconta che Parrasio venne a gara con Zeusi, mentre questi presentò dell’uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, Parrasio espose una tenda dipinta con tanto verismo che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro. Dopo essersi accorto dell’errore, gli concesse la vittoria con nobile modestia: se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso, un pittore.

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